Dispone che i custodi garantiscano la sicurezza degli impianti e li utilizzino in funzione della realizzazione di tutte le misure tecniche necessarie per “eliminare le situazioni di pericolo e dell’attuazione di un sistema di monitoraggio in continuo delle emissioni inquinanti”.

Così ha deciso il Tribunale della Libertà di Taranto, mantenendo il sequestro di Ilva. È vero che i giudici spesso scrivono in maniera oscura, comprensibile solo per gli addetti ai lavori. Ma non è certo questo il caso. Ognuno capisce che qui si dice che gli impianti possono essere utilizzati per: 1) eliminare le situazioni di pericolo e, 2), creare un sistema per monitorare le emissioni. E per nessun altro scopo. Prima di tutto perché un elenco è tassativo: quello che non c’è non si può aggiungere; poi perché, se si potessero utilizzare gli impianti per continuare la produzione, non avrebbe avuto senso mantenere il sequestro; e soprattutto perché risanamento e monitoraggio non sono attività che possono essere prescritte dal giudice che vi ha fatto riferimento solo per dire: se vuoi risanare puoi farlo e a questo solo fine ti permetto di utilizzare gli impianti; se non vuoi, fatti tuoi; ma io mantengo comunque il sequestro fino a quando il risanamento non ci sarà.

Tutto questo è talmente ovvio che non serve né un giudice né un avvocato per capirlo. Gli unici che non hanno capito sono stati Ferrante, il neocustode giudiziario di Ilva e presidente della stessa; e (ma non è una novità) i sindacati. Cioè proprio gli stessi che si sono riempiti la bocca, nei giorni precedenti, con frasi fatte sul rapporto tra il diritto al lavoro e il diritto alla salute. Ferrante: l’impianto “continuerà la sua produzione, così come sta facendo. E se occorrerà ridurre l’attività produttiva per consentire un minore impatto ambientale, o la messa a norma degli impianti, si procederà in tal senso cercando di garantire, per prima cosa, soprattutto i livelli occupazionali attuali”. (Gaianews.it  e TMNews).

Il segretario confederale della Cgil, Elena Lattuada: il provvedimento dimostra come si possa “continuare a produrre e, contestualmente, procedere con celerità verso l’ambientalizzazione degli impianti industriali”. (Unonotizie.it ). Camusso, il 2 agosto, in occasione degli scioperi organizzati da Cgil, Cisl e Uil: “Non si risana l’impianto siderurgico fermandolo, bisogna agire con lo stabilimento in marcia”. (Cgil Portaledellavoro). Marco Bentivogli e Mimmo Panarelli (Fim-Cisl): “Ci teniamo a valorizzare due aspetti del provvedimento emesso. Il primo riguarda la possibilità di effettuare in parallelo l’intervento di ambientalizzazione senza compromettere la continuità industriale degli impianti, né il loro danneggiamento (sic). Ciò testimonia che l’unica strada, è recuperare un ambiente più salubre e percorribile con gli impianti in marcia” (Asca, 7 agosto).

Insomma, questa la linea dei sindacati: continui la produzione e intanto datevi da fare, voi dell’Ilva, dello Stato, della regione e risanate. Quanto ai lavoratori, scambino il salario con la salute; e i cittadini di Taranto emigrino o si arrangino. Ma tutta questa gente, avesse dovuto interpretare il famoso vaticinio della Sibila: “Ibis redibis non morieris in bello” (andrai ritornerai non morirai in guerra), dove nessuno ha mai capito se “non” si riferiva a “ritornerai” o a “morirai”, quali fanfaluche avrebbe partorito?

Il Fatto Quotidiano, 10 Agosto 2012