Pietro Cannella e Massimo Corsaro, entrambi del Pdl, hanno chiesto ufficialmente che il Parlamento apra una commissione di inchiesta per fare luce sulla “presunta trattativa tra Stato e mafia a cavallo delle stragi di Capaci e di Via d’Amelio e sulla liberazione di 300 mafiosi dal carcere duro” previsto dall’articolo 41 bis del regolamento carcerario. I due, durante una conferenza stampa a palazzo Montecitorio a cui ha partecipato anche l’ex ministro Giorgia Meloni, fanno sapere di non avere “alcun imbarazzo politico” per il fatto che si siano chiamati in causa più volte Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri

L’ inchiesta, hanno continuato gli onorevoli, “non può e non vuole sovrapporsi” con quella condotta da tempo dalla commissione antimafia: il suo ambito “sarebbe più strettamente politico-istituzionale” e riguarderebbe il comportamento degli organi dello Stato, “in primis presidente del Consiglio e ministri dell’epoca”. Nella presentazione del provvedimento la chiave “politica-istituzionale” è quella principale, ribadiscono i deputati. E’ necessario infatti “fare luce sulle vere responsabilità dei governi e degli esponenti dei primi anni Novanta. Alcuni protagonisti di quelle vicende sono venuti a mancare,ma ce ne sono altri che all’epoca erano al Viminale e a Palazzo Chigi e che hanno il dovere di dare un tributo alla verità, alla memoria di Paolo Borsellino e di tutti i martiri della lotta alla mafia”.

La spinta a questa richiesta, ha spiegato Cannella, “è arrivata dopo avere partecipato, all’ultima fiaccolata che si è tenuta a Palermo il 19 luglio. Abbiamo ora l’occasione di lasciare una traccia e un contributo alla verità chiedendo al Parlamento di scrivere una pagina importante della storia di una fase buia e poi questo può essere il modo migliore per ricordare il sacrificio dei due giudici e di tutte le vittime della mafia”.

Corsaro ha sottolineato che non si tratta, “ di una iniziativa direttamente politica”, l’importante ha continuato è che sia fatto un “definitivo approfondimento” affinché si possa togliere il “più recondito dubbio che lo Stato abbia potuto abbassare la guardia o peggio venire a patto con chi ha realizzato quelle morti cruenti”.