Invece d’azzannare subito l’osso, cioè lo scudo anti-spread, la crisi greca, i rischi di contagio a Italia e Spagna, l’Eurogruppova sul liscio all’inizio: designa il governatore lussemburghese Yves Mersch nel board della Bce e spiana la strada alla conferma, fino a fine anno, alla sua presidenza del premier lussemburghese Jean-Claude Juncker.

L’attenzione è però puntata sullo scudo anti-spread: i ministri delle Finanze dei Paesi Ue discutono modalità e meccanismi d’intervento del fondo salva Stati a difesa dei titoli dei Paesi in difficoltà, come deciso, in linea di massima, dal Consiglio europeo del 28 e 29 giugno. La Germania non è convinta che lo scudo possa scattare per i Paesi virtuosi senza la supervisione della troika –Ue, Bce e Fmi-, come dicono Spagna e Italia. E Olanda e Finlandia mettono in forse lo scudo stesso, salvo poi smorzare le riserve.

Sull’agenda dell’Eurogruppo, seguito oggi da un Ecofin, c’è, inoltre, la crisi della Grecia, il cui governo, con la fiducia del Parlamento, chiede una proroga di due anni per attuare il memorandum d’intesa con la troika. La tornata di riunioni non sarà probabilmente decisiva: l’Eurogruppo sarà di nuovo convocato il 20 luglio.

Il premier Mario Monti si presenta al confronto con i partner forte dell’appoggio della Francia e dopo avere incassato l’apprezzamento di Olli Rehn per la ‘spending review’. Il responsabile dell’economia di Bruxelles giudica i tagli in linea con le raccomandazioni dell’Ue. Positivo pure il giudizio, davanti a una commissione del Parlamento europeo, del presidente della Bce Mario Draghi: “Per un’unione monetaria solida e stabile – dice Draghi -, è necessario andare verso una condivisione di sovranità in materia di bilancio, economia e finanza”, cioè verso “l’Unione politica”.

Eppure i mercati continuano a mandare segnali deboli: lo spread risale oltre 480. Giocano contro l’incertezza politica – Monti resta dopo il 2013?- e i contrasti con le parti sociali sulla ‘spending review’.

Draghi e l’Ocse confermano la frenata dell’economia mondiale nei primi tre mesi di quest’anno. Ma la Germania pare a prova di crisi: l’export tedesco va più forte del previsto, cresce del 3,9% a maggio. La Francia non le sta dietro: François Hollande vuole “rimetterla in moto”, indicando priorità che Angela Merkel potrebbe condividere, risanamento dei bilanci e rilancio della competitività e dell’occupazione.

Il Fatto Quotidiano, 10 Luglio 2012