A Bruxelles l’Italia con Monti ha portato a casa lo scudo anti-spread, risultato non scontato né irrilevante, ma nell’ Italia monopolizzata dalla febbre calcistica tutte le energie sono concentrate a celebrare la vittoria contro i detestati teutonici.

Nella crociata antitedesca primeggiano come da copione i “migliori” ed è una gara serrata tra Il Giornale con “Ciao ciao culona” e  Libero che per non deludere le aspettative ha titolato a caratteri cubitali Waffanmerkel”; sottotitolo: “Due calci nel culone. E ora saprà Monti imitare gli azzurri con  la Cancelliera?”.

Gli eroi del pallone sono dunque diventati persino paradigma di buon governo, esempio inimitabile a cui guardare per godere di rispetto internazionale e per ottenere dall’ Europa qualche buon risultato concreto.  

E d’altronde quanto la tifoseria sia diventata parametro universale anche per l’informazione e detti l’agenda delle priorità  è tristemente confermato anche dalle pagine on line delle maggiori testate nazionali, come Repubblica.it dove la celebrazione della vittoria è in apertura, prima dell’esito del Consiglio europeo di Bruxelles che ha segnato un’inversione di rotta per l’Europa. 

Nei festeggiamenti tra gli slogan e le scritte esultanti, i più gettonati sono quelli dichiaratamente antitedeschi, irridenti e tracotanti che sono il frutto dello storico antagonismo sportivo ma anche della campagna dai toni beceri e disgustosi che l’Italia berlusconiana ha esibito nei confronti del rigore economico e morale della Germania.

Vi ricordate “il kapò” di Berlusconi all’indirizzo di Martin Schulz davanti  ad un attonito parlamento europeo? E solo perché il deputato socialista non aveva condiviso il suo intervento e gli aveva fatto domande stringenti su conflitto di interessi e libertà di informazione in Italia.

Poi ci sono stati gli apprezzamenti irripetibili di Berlusconi nei confronti della Merkel che avrebbero aperto un serio caso diplomatico se il nostro ex presidente del Consiglio non fosse stato considerato da lungo tempo nelle cancellerie internazionali al di sotto del bene e del male. Infine da quando ci siamo liberati di Berlusconi, con il contributo fattivo dell’Europa e della stessa Merkel, è iniziata la nota campagna monotematica e purtroppo abbastanza trasversale contro la Cancelliera-vampira che si nutre del nostro sangue.

Ma al di là dello sguardo miope della Germania sulle prospettive di crescita per l’Unione Europea e degli errori conseguenti, noi faremmo bene, come ha sottolineato più di una volta Bruno Tabacci, anche in occasione dell’anniversario di Mani Pulite, a preoccuparci oltre che dello spread tra i nostri titoli di stato e quelli tedeschi, a cui sembra che si possa mettere riparo, allo spaventoso spread morale tra noi e loro, sempre più profondo.

Da loro un ministro si dimette perché ha fatto un po’ di copia-incolla nella sua tesi di dottorato, da noi il ddl anticorruzione, pur se anacquato e inadeguato, è al palo perché Berlusconi è allergico a priori.

Purtroppo, siccome in un paese sfibrato ed in rovinoso declino “la consolazione” del calcio rimasto il fondamentale cemento nazionale ottenebra qualsiasi istanza di giustizia, legalità, trasparenza, come era facile prevedere le vittorie della Nazionale fanno dimenticare tutto il marcio del sistema, calcio-scommesse incluse, oltre che acuire lo spirito antitedesco.

Marco Travaglio, che non teme crisi di popolarità e  dice sempre e comunque quello che pensa, aveva sin dall’inizio previsto gli esiziali effetti collaterali che avrebbe comportato il successo dell’Italia agli Europei, primo fra tutti l’azzeramento di calciopoli.

E a peggiorare anche da un punto di vista mediatico e simbolico quello che Tabacci ha definito lo spread morale tra noi e la Germania (ma si potrebbe dire tra noi e l’Europa) ha purtroppo contribuito anche l’investitura plateale e quasi scomposta che il Capo dello Stato ha riservato a Gigi Buffon, esibendo un feeling incondizionato.

Come per dissipare “le ombre” dei versamenti milionari alle tabaccherie di Parma e quasi a confermargli la pretesa di assoluta intangibilità, che il capitano con arroganza inarrivabile vorrebbe imporre sia dalla magistratura che dall’informazione, il presidente della Repubblica si è precipitato negli spogliatoi per baciarlo ed abbracciarlo con slancio incontenibile dopo un pareggio.

Non osiamo immaginare quale forme potrebbe assumere  il tributo quirinalizio all’intoccabile Capitano se l’Italia dovesse portare a casa la coppa europea.