Salvatore Cuffaro, ex presidente della regione Sicilia, è stato assolto dalla Corte di appello di Palermo dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Dopo sei udienze, è stato confermato il giudizio di primo grado, che già dispose il proscioglimento ritenendo che le condotte contestate all’ex governatore fossero le stesse per cui era già stato condannato a 7 anni per favoreggiamento aggravato.

Al termine della requisitoria il pg Luigi Patronaggio ha chiesto per Cuffaro la condanna a tredici anni di carcere motivando la sua richiesta con queste parole: “Il tradimento di quest’uomo nei confronti dello Stato è inaudito. Abbiamo cercato di dimostrare che l’apporto di Cuffaro a Cosa nostra è un apporto volontario e consapevole. Perché Cuffaro ha fornito notizie fondamentali per la sopravvivenza di Cosa nostra, per evitare la cattura di Provenzano e di Messina Denaro, per permettere a Cosa nostra di riorganizzarsi”. Poi il pg ha aggiunto: “La prova del patto politico-mafioso” di Salvatore Cuffaro con Cosa nostra sarebbe stata la canidatura dell’ex assessore comunale Domenico Miceli “che fu concordata con Totò Cuffaro e il capomafia di Brancaccio Giuseppe Guattadauro. E questa è la prova della sussistenza del reato di concorso esterno”.

Nel febbraio dell’anno scorso chiudendo il primo processo, il Gup Vittorio Anania dispose il suo proscioglimento per il principio del “ne bis in idem“, ossia non si può essere processati più di una volta per gli stessi fatti. Cuffaro si trova in carcere da quasi un anno e mezzo dopo la condanna a 7 anni nel processo “talpe alla Dda”. Anche la Corte di appello, presieduta da Biagio Insacco, ha ritenuto che il politico fosse già stato giudicato per gli stessi fatti. Diversa la versione del pg Patronaggio,  il quale ha sostenuto che sono subentrati fatti nuovi, e in particolare le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Stefano Lo Verso circa presunti appoggi elettorali di Cosa Nostra all’ex governatore. 

“Un processo è già una pena. Spero che dopo due gradi di giudizio di merito con sentenze conformi non vi siano ulteriori ricorsi”, ha commentato l’avvocato Nino Caleca, difensore dell’ex presidente della Sicilia, che ha auspicato che non si vada anche in Cassazione dopo il proscioglimento di oggi. La replica del pg Patronaggio lascia aperte tutte le porte: “Leggeremo le motivazioni della sentenza di assoluzione e valuteremo l’eventuale ricorso in Cassazione”.