I pesci sono sempre stati considerati come animali di serie B. Se prendete una rivista di pesca, sarà piena di foto di pesci uccisi, anche in copertina. Se ne prendete una di caccia, invece raramente troverete foto cruente. Il pesce nel nostro immaginario vale molto meno di un uccello, un tonno molto meno di un camoscio. Sul banco della pescheria è normale vedere anguille agonizzanti, o crostacei con le chele incerottate. Così come è normale che il pescivendolo vi inviti a comprare dicendovi: “lo tocchi, è ancora vivo!” Una tortura sotto gli occhi di tutti, ma evidentemente non ritenuta tale dalla massa delle persone. Eppure il pesce soffre come qualsiasi altro animale.

Basterebbe questa considerazione di carattere etico per evitare di mangiare pesce.

Ma ve ne sono tante altre. Quella ambientale, ad esempio. I cosiddetti (con brutta locuzione) “stock ittici” stanno diminuendo drasticamente, non solo nel Mediterraneo, ma anche negli oceani. Sia perché i limiti imposti dalle autorità non sono sufficienti, sia perché impera la pesca illegale. Questo senza contare che per un tot di pesce portato a terra, quanto ne viene rigettato in mare morto perché non ritenuto pregiato?

E la soluzione non sta certo nell’acquacoltura. A parte anche qui ed a maggior ragione la considerazione di carattere etico relativa alle condizioni di vita all’interno di questi allevamenti intensivi, e poi comunque per allevare i pesci devi pescarne altri per nutrirli: basti pensare che occorrono dai 2,5 ai 5 chilogrammi di pesce selvaggio per ottenere un chilogrammo di salmone allevato. Senza contare gli antibiotici ed altri farmaci che debbono essere somministrati per  mantenere in salute i pesci. Per non parlare degli allevamenti di crostacei, quali i gamberi, per realizzare i quali si distruggono le foreste di mangrovie lungo le coste, eliminando tra l’altro una barriera di protezione naturale contro gli avversi eventi atmosferici.

Ed infine chi dice che il pesce deve fare assolutamente parte della nostra dieta? A parte la considerazione dei veleni che si accumulano nelle carni nella catena alimentare, e quindi presenti soprattutto nei grandi predatori, in realtà una dieta equilibrata, senza pesci, e senza carni in genere, preserva molto di più la nostra salute. E quanto a prestazioni…Carl Lewis ed Edwin Moses erano vegetariani, così come Martina Navratilova. Proprio Carl Lewis ebbe a dire anzi: “La maggior parte degli atleti ha la peggior dieta del mondo.”