Non c’è dubbio che quello che si svolge oggi fa parte degli eventi politici di questa stagione.

La Fiom mette attorno a un tavolo tutta, o quasi, la rappresentanza del centrosinistra materiale e ideale a cominciare da Pierluigi Bersani fresco di direzione Pd. L’ospite speciale sarà proprio il segretario del partito democratico a cui Maurizio Landini illustrerà le “richieste” della Fiom fatte di diritti del lavoro, regole, abolizione di provvedimenti pregressi (riforma dell’articolo 18 e articolo 8 del decreto Sacconi). Ma la presenza sul palco di Di Antonio Pietro, di Nichi Vendola, dei dirigenti della Federazione della sinistra, Diliberto e Ferrero così come dell’Alba (con Marco Revelli) e addirittura della rappresentante di “Libertà e Giustizia” (il movimento politico che fa capo a Repubblica e a Carlo De Benedetti), Sandra Bonsanti, indica la volontà di scattare una nuova “foto” politica a uso della fantasia della stampa e della stessa politica (vista la location sarà la “foto del Parco dei principi”?).

La mossa della Fiom è abbastanza chiara e non c’entra nulla con la suggestione di un “partito Fiom” avanzata nei giorni scorsi. Landini vuole imporre a un centrosinistra che si appresta alla prova delle urne – sono in molti a prevedere che si voterà a ottobre – un’agenda di temi per cercare di strappare qualche risultato per il proprio sindacato che al momento ne è sprovvisto. Mossa giusta o sbagliata? Sul piano sindacale, la minoranza Fiom che fa riferimento però alla maggioranza della Cgil di Susanna Camusso, storce la bocca e preferisce far notare che mentre Landini si dà alla politica, Fim e Uilm hanno appena licenziato la propria piattaforma per il rinnovo del contratto metalmeccanico e si apprestano a predisporre il percorso per la firma con la controparte, Federmeccanica. L’obiezione è lecita se non fosse che maschera un limite importante della stessa Cgil. Come fa notare il segretario nazionale, Nicola Nicolosi – di maggioranza congressuale ma da un po’ di tempo in rotta di collisione con Camusso – “un’iniziativa come quella del 9 l’avrebbe dovuta fare la Cgil” che invece ha deciso di appiattirsi sul Pd lasciando uno spazio libero che Landini si è affrettato a riempire.

Le critiche vengono però anche dalla sinistra interna della Fiom, che dopo il pensionamento di Giorgio Cremaschi fa riferimento al segretario nazionale Sergio Bellavita. Quest’ultimo non ha fatto mancare le sue critiche all’incontro del 9 al quale, spiega, dovrebbero essere ammesse solo le forze che, ad esempio, si oppongono all’abolizione dell’articolo 18 e non chi, come il Pd, quella riforma ha fatto propria. La critica di Bellavita si spinge oltre e descrive una Fiom che, in crisi sul piano dei rapporti di forza sindacali, chiede alla politica di strappare risultati in sua vece. 

La critica è fondata anche se, come ripete lo stesso Landini, farsi ascoltare anche dal Pd e ribadire le proprie posizioni davanti al centrosinistra non significa che la Fiom rinunci a sostenere le proprie rivendicazioni. “Noi diremo a Bersani quello che abbiamo da dire” ripete infatti il segretario Fiom “e vedremo se il Pd o il centrosinistra si impegnerà o meno sui nostri contenuti”. La posizione del segretario Fiom è ancora diversa da quella di chi, come Giorgio Airaudo, anch’egli componente della segreteria nazionale Fiom, sostiene l’idea di un maggior impegno politico del sindacato magari partecipando alla discussione in corso sulle liste civiche che potrebbero affiancare il Pd alle prossime elezioni. Discussione confusa e a tratti isterica perché fatta tutta sulla rincorsa del Movimento 5 Stelle: e così se “da destra” si vede l’attivismo di Repubblica con l’ipotesi della “lista Saviano” – peraltro ampiamente smentita dal protagonista – a “sinistra” c’è stato ieri un incontro tra Vendola e De Magistris in cui è rinata l’ipotesi di una grande lista di movimento che sostenga l’alleanza rimanendo esterna al Pd. Chiacchiere, ipotesi che andranno tutte verificate ma che aiutano a spiegare tutti i movimenti in corso.

Quello che resta sul tavolo è la fotografia di una fase estremamente complicata. E’ vero, infatti, che sul piano sociale e sindacale non si muove nulla e che la Fiom rischia di rimanere all’angolo a causa di rapporti di forza del tutto sfavorevoli. Anche se la prossima settimana (vedi sul blog Lavorovivo) si terranno due giornate di mobilitazione insieme a studenti e precarie denominate Blockupy Ddl Fornero, la tentazione della scorciatoia politica è comprensibile. Ma con un Pd che si appresta a fare le primarie riuscendo a non spiegare con quali alleanze saranno fatte e soprattutto dopo aver sostenuto il governo Monti, l’ipotesi di finire avviluppati in una ragnatela mortale è del tutto plausibile. E da questa situazione i primi a non guadagnarci nulla sarebbero proprio i lavoratori e le lavoratrici.