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Guido Scorza
Docente, avvocato e giornalista

Dieci milioni di euro. L’Italia paga il conto di Rete4

Dieci milioni di euro è questo il prezzo che lo Stato italiano – cioè noi – dovrà pagare a Centro Europa 7 per aver impedito a quest’ultima, per quasi dieci anni, di trasmettere i propri programmi sulle proprie frequenze “temporaneamente” occupate da Rete 4.

E’ questa la sintesi della Sentenza con la quale, questa mattina, la Corte Europea dei diritti dell’uomo e del cittadino ha scritto una delle ultime pagine di una delle storie più inquietanti della storia del berlusconismo e della televisione in Italia.

La vicenda è tanto semplice quanto incredibile.

Nel luglio del 1999 il Ministero delle comunicazioni assegna a Centro Europa 7 una concessione per l’esercizio di tre frequenze radiotelevisive idonee a trasmettere sull’80% del territorio.

Complice un’inenarrabile serie di leggi, leggine e ostacoli burocratici frapposti ad arte, tuttavia, solo dopo oltre dieci anni – e grazie ad una battaglia giudiziaria con pochi precedenti nella storia del Paese – Centro Europa 7 ha potuto iniziare ad esercitare le sue frequenze, frattanto occupate da Rete 4.

E’ una storia di incredibili e sconcertanti connivenze tra Governo, parlamento, autorità indipendenti ed il Signore della Tv.

Una storia fatta di leggi scritte ad arte per consentire ad una delle Tv del Cavaliere – Rete 4 – di continuare a trasmettere anziché lasciare il posto – come le esigenze di pluralismo avrebbero imposto e richiesto – ad una nuova televisione, di anni di ritardo nell’adozione di provvedimenti amministrativi al fine di precludere, in modo scientifico, a Centro Europa 7 di iniziare la propria attività, favorendo, così, ancora una volta Mediaset e la sua Rete 4, altrimenti condannata all’esilio sul satellite.

Una storia di Sentenze della Corte costituzionale rimaste tradite e non ottemperate dal Governo italiano.

Una storia di accordi, siglati dal nostro Governo ma, poi, non rispettati.

Una delle più brutte storie italiane che, oggi, i Giudici di Strasburgo scrivono essere stata segnata da una lunga serie di episodi attraverso i quali lo Stato italiano – quasi si trattasse del più pericoloso dei criminali internazionali – ha ripetutamente violato uno dei fondamentali diritti dell’uomo e del cittadino ovvero quello alla libera manifestazione del pensiero.

La Corte Europea dei diritti dell’uomo, dopo aver ricordato che “non esiste democrazia senza pluralismo” e che la “democrazia si nutre della libertà di espressione” ha chiarito che in una società democratica non basta per garantire un adeguato pluralismo nel settore radiotelevisivo di prevedere, per legge, la teorica possibilità per un operatore di accedere al mercato ma occorre garantire in modo effettivo questa possibilità.

Nella storia di Centro Europa 7, tuttavia, non solo è mancato tutto questo ma lo Stato, attraverso leggi, ritardi ed atti amministrativi ha scientemente e colpevolmente ostacolato la nuova emittente televisiva a favore della vecchia ovvero di Rete 4.

E’ muovendo da questi presupposti che i Giudici di Strasburgo hanno condannato lo Stato italiano per violazione dell’art. 10 della Convenzione internazionale dei diritti dell’uomo e dei cittadini ovvero per aver ostacolato l’esercizio della libertà di manifestazione del pensiero.

Dieci milioni di euro l’importo del risarcimento dei danni che dovremo riconoscere a Centro Europa 7 che, in realtà, aveva agganciato la propria richiesta risarcitoria all’importo, ben maggiore, guadagnato da Rete 4 nei dieci anni nei quali ha trasmesso al suo posto.

La sintesi dei numeri è questa: Rete 4 ha guadagnato grazie a leggi ad personam oltre 2 miliardi di euro ed a noi tocca pagare, di tasca nostra, oltre dieci milioni di euro.

L’auspicio è ora che la Corte dei Conti chiami Ministri e burocrati responsabili di questo scempio, a rispondere del danno che, per favorire il Signore della Tv, hanno prodotto al Paese.

Ad un tempo, c’è da augurarsi, che la vicenda valga a far comprendere a tutti quanto grave e scellerato sia stato il gesto compiuto ieri dai Partiti, nel dar vita, ancora una volta, ad un’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni che difficilmente – viste le sue origini – potrà dar prova di reale indipendenza nei prossimi sette anni.


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