Berlusconi presidente della Repubblica. Se si avverasse tale funesta ipotesi, non meno catastrofica della profezia dei Maya, cosa sarebbe dell’Italia? Ma via, è fantapolitica, roba da visionari, commenterà qualcuno: Berlusconi è bollito, il Pdl al minimo storico, persi i ballottaggi, sondaggi in picchiata, un partito alla ricerca di un nuovo nome e di una nuova identità. L’ex alleato, la Lega, in coma irreversibile, disintegrata nei ballottaggi e dagli scandali familiari che ipotizza di uscire dal Parlamento…

Berlusconi al Colle è una eventualità su cui oggi nemmeno il più scriteriato dei bookmakers scommetterebbe. In realtà nessuno ci avrebbe scommesso neanche alla vigilia della sua discesa in campo nel 1994. La realtà però ha superato la più delirante delle fantasie. Berlusconi è rimasto al governo del Paese per quasi un ventennio, si è rialzato quando (quasi) tutti lo consideravano fuori gioco. Ha scatenato il suo impero mediatico e commerciale. Ha tessuto nuove alleanze, comprandosi voti e consensi: 316 parlamentari hanno dichiarato perfino con un voto in aula che Ruby era la nipote di Mubarak…
 
Ieri l’ex premier è tornato a far parlare di sé con la sua proposta di presidenzialismo alla francese e non ha scartato l’eventualità di una sua candidatura al Quirinale. Sarà il caso di non prenderlo sotto gamba.
Sarà soprattutto il caso di invocare quella benedetta legge sul conflitto di interessi su cui lo stesso centro sinistra ha sempre, colpevolmente sorvolato.

Per non ritrovarci con un Quirinale trasformato in un teatrino del burlesque frequentato da escort travestite da corrazzieri.