Di seguito ritengo utile riportare un interessante intervento su legalità e giustizia, particolarmente opportuno nel momento che stiamo vivendo. E’ un contributo dell’avvocato Enzo Pellegrin, del Foro di Torino.

La rudimentale bomba esplosa alla scuola Morvillo e Falcone di Brindisi rischia di deflagrare una seconda volta in tutto il Paese, portandosi dietro quello che le stragi “anomale” -il termine di moda è oggi questo- sono solite recapitare: irrigidimento dei già pesanti meccanismi repressivi, indebolimento del dissenso alla compagine governativa.

Con il fumo ancora nell’aria, si sono sprecati i commenti che paventavano una nuova stagione dell’eversione, necessità di leggi preventive, ritorno degli anni di piombo.

La scuola Morvillo e Falcone aveva appunto vinto il “premio per la legalità” ma è proprio l’allargamento improprio di tale concetto che impone una riflessione. Dal teatrino di tangentopoli in poi, la pubblica discussione è incorsa nella confusione di due fondamentali concetti: legalità e giustizia.

La legalitá è infatti un requisito formale: significa agire come le leggi esistenti consentono o comandano.

La giustizia è giudizio di valore e di equità sulle leggi che esistono. Difficile dire che siano giuste le leggi del centrosinistra che hanno introdotto la precarietà del lavoro, oppure le leggi ad personam. Ma sono, per l’appunto, legalità.

Legali erano anche  le leggi “fascistissime” che istituzionalizzarono la dittatura tra il 1925 e il ’26.

Si è del tutto perso un concetto fondamentale di Karl Marx: il sistema giuridico è sovrastruttura attraverso la quale si impongono gli interessi ed i rapporti di produzione voluti dalla classe dominante. Il nostro sistema giuridico nello specifico e negli ultimi tempi è quello di una borghesia sempre più ristretta e fedele ad interessi di capitale di dimensione sovranazionale.

La legalità non è solamente costituita dalle leggi antimafia.

Legalità è altresì l’accordo “fiscal compact” che sposta sui singoli stati il costo della crisi finanziaria obbligandoli a pagare un debito continuamente rivalutato ed aumentato da organismi privati, vincola gli stati al versamento periodico di ingentissime risorse nel fondo MES, gestito parimenti da organi non legittimati dal basso.

Con voto quasi unanime, le nostre Camere hanno ratificato la modifica dell’art. 81 Cost, vincolando le istituzioni anno per anno al pareggio del loro bilancio, rendendo illegittime tutte le politiche di spesa ed automatizzando il rigore. Tutto ciò è legale, ma è difficile convenire che sia giusto. La modifica è avvenuta con una maggioranza tale per cui viene esclusa la consultazione referendaria, mentre in altri paesi – in Irlanda avverrà alla fine di maggio- il popolo si esprimerà.

Sono le leggi, non l’illegalità, che spostano sulle classi deboli il costo della crisi e salvano banche e ricchi: più tardi in pensione con assegni ridotti, stangata sulla casa con nuova Ici e rivalutazione degli indici catastali, nuovi sgravi fiscali per le imprese (Irap), imposta ridicola sui capitali rientrati in Italia, rilancio dell’inflazione con l’aumento dell’Iva e delle accise sui carburanti, niente patrimoniale e prelievi sui grandi capitali.

Tutte le volte che noi trasciniamo ogni battaglia per l’equità sociale nell’ambito del concetto di legalità, perdiamo la possibilità di fare la domanda fondamentale: quale legalità? Quale democrazia? Quale è il sistema di leggi che desideriamo: quella delle banche e dei grandi capitali che realizzano uno strumentario come quello sopra descritto?

Se la risposta è negativa, ne dobbiamo dedurre che la battaglia per l’astratta legalità ha poco significato, mentre hanno maggiore importanza le battaglie che discutono e contestano se tali leggi sono giuste ed anche in che modo i giudici le applicano.

I principi che presiedono alla tutela del territorio, le leggi urbanistiche ed ambientali, sono sicuramente un presidio di legalità che tutti condividono.

Ciò non toglie che sia criticabile il fatto che il processo tra i più veloci per questo tipo di reati si stia celebrando proprio nei confronti del movimento no Tav: i Valsusini avevano costruito un manufatto dimostrativo (la baita Clarea) in un territorio che poche settimane più tardi sarebbe comunque stato dilaniato da un cantiere col crisma della legalità. Tutto ciò nel paese in cui i manufatti abusivi nascono a migliaia ogni giorno e ben pochi ne vengono perseguiti.

Anche la critica all’applicazione della legge fa parte del reale confronto democratico.

Quando poi la legalità possiede automatismi che esulano da questo stesso confronto, finisce per tendere alla segregazione delle istanze sociali deboli: si pensi alla legge obiettivo, di nuovo al fiscal compact o alle conseguenze automatiche del patto di stabilità sui comuni, alla legislazione sul lavoro e alla leggi sull’immigrazione, da ultimo l’iniqua tassa sul permesso di soggiorno.

La perdita di questo terreno di confronto impedisce anche di mettere in discussione se siano ancora condivisi i rapporti di produzione capitalistici: è ancora accettabile suddividere e distribuire le risorse scarse del mondo secondo la concorrenza tra individui e l’assegnazione del vantaggio a chi prevale? Non è meglio applicare il principio di distribuzione: a ciascuno secondo le sue necessità ed i suoi bisogni?

Oggi, chi ci governa si congratula col paese che è vicino a chi soffre: ci si dovrebbe chiedere per quale motivo il Paese soffre così tanto. Da pochi giorni, con tragico tempismo, è stato eliminato o ridotto il risarcimento pubblico per calamità naturali e vittime della criminalità.

L’esplosivo deflagrato a Brindisi è comunque il segno di una società profondamente malata ed in disgregazione, lasciata sola dallo Stato e dallo Stato ogni giorno perseguita più che aiutata. Accanto al morto pugliese si affiancano i suicidi per la crisi, gli atti dimostrativi nelle sedi di raccolta delle tasse, gli operai sulle gru, le quotidiane manifestazioni di genitori, insegnanti, lavoratori, studenti cui il potere ormai non dà più ascolto.

Occorre una cultura alternativa che non si arresti allo sdegno, ma usi la ragione.

Si chieda di non utilizzare le stragi per beneficiare della loro tensione, ancor prima di comprenderne il significato.

Si cominci a vedere il volto totale dell’insieme di leggi che governa il nostro paese, anche perchè le norme cattive finiscono per scacciare od annullare quelle buone.

Si chieda all’immigrato, al lavoratore licenziato, al piccolo commerciante cacciato sul lastrico dalle tasse e dalle banche se condividono le leggi che li portano in rovina e li escludono dalla società.

Legalità vuol dire nel nostro mondo 600 arresti a Francoforte: difficile pensare si tratti di ben seicento persone pericolose se non andando colla memoria a Genova 2001 od agli stadi di Pinochet.

Enzo Pellegrin