Viviamo, ancora una volta, ore di grandissima preoccupazione. A poche settimane dalle elezioni la Grecia si trova costretta a indire nuove elezioni. Che succederà se i nazisti e la sinistra estrema cresceranno ancora? Molti giornali e commentatori prevedono che nell’arco di 10 giorni o al massimo di un mese lo Stato greco possa dichiarare fallimento e la Grecia possa essere costretta ad abbandonare l’area dell’euro.

L’uscita dall’euro sarebbe un trauma per la Grecia. Milioni di greci correrebbero agli sportelli delle banche per ritirare i loro depositi, il valore dei titoli del debito pubblico greco crollerebbero a zero e le banche greche fallirebbero. Lo Stato greco dovrebbe riprendere a stampare dracme. E se può sembrare una banalità, basti ricordare che per passare dalla lira all’euro abbiamo impiegato due anni!! Bisogna stampare le nuove banconote, metterle in circolazione, cambiare tutte le macchine bancomat, tutte le macchine di vendita automatica, riprogrammare tutti i sistemi informativi, ridefinire i termini dei contratti etc. Per un periodo di tempo non definibile si tornerebbe al baratto, o all’uso di monete straniere, dollari ad esempio, o allo stesso euro. Chi avrà accumulato dollari se la caverà bene, ma i ceti popolari come potranno procurarsi dollari?

Il tutto avverrà con grande disordine. Come si può, del resto, avere una crisi catastrofica, come la bancarotta di uno Stato, in modo ordinato? Ci saranno sommosse, violenze, fame. Non potendo più collocare titoli pubblici lo Stato greco dovrà stampare dracme in enorme quantità per pagare gli stipendi pubblici, per far funzionare le infrastrutture e quindi si avrà inflazione elevata. A chi dice: “il fallimento non è un male”, va ricordato che se c’è inflazione, sono soprattutto i ceti medio-bassi ad impoverirsi ulteriormente, non certo i ricchi. Non va dimenticato che il caos economico scatena il caos politico. Chissà se nelle forze armate non c’è già qualcuno che sta preparando “Piani di salvezza nazionale”.

Certo l’uscita dall’euro consentirebbe alla Grecia di avere prezzi in dracme molto più bassi rispetto ai prezzi in euro prevalenti nel resto dell’area dell’euro. I prodotti greci sarebbero più competitivi. La Grecia produce pochi prodotti esportabili ma vende servizi: trasporti marittimi e turismo. Sia in un caso sia nell’altro la svalutazione consentirebbe di accrescere la quantità venduta: più navi greche sarebbero noleggiate e più turisti stranieri arriverebbero nelle isole greche.

Ma ci vorranno anni per digerire i costi della crisi. Per migliaia di greci non resterebbe che la strada dell’emigrazione.

Il fallimento della Grecia va evitato anche nell’interesse del resto dell’Unione europea. I costi sarebbero elevati anche per noi.

Ma certo va detto che i governi greci non hanno saputo avviare un programma di riforme per rendere più competitiva l’economia greca. Hanno accresciuto enormemente le tasse e avviato un circolo vizioso di austerità fiscale e di minore crescita. Non si è voluto ristrutturare il debito due anni fa o anche solo un anno fa e ora certo la situazione è molto difficile. E’ chiaro che le prossime elezioni saranno l’ultima spiaggia, ma forse la situazione potrebbe precipitare già nei prossimi giorni.