Escalation terrortistica in Italia? Per il ministro degli Interni Anna Maria Cancellieri la risposta è: “Sì certo. E’ una situazione comunque che richiede molto rigore e molta attenzione. Gli investigatori ritengono attendibile la rivendicazione (del Fai di ieri sulla gambizzazione di Roberto Adinolfi, ndr) e quindi almeno abbiamo individuato quale era la matrice, ora bisogna mettersi al lavoro”. 

Per il ministro è preoccupante il clima in cui si trova l’Italia: “E’ una situazione molto delicata anche perché legata a fenomeni di recessione e difficoltà economiche, ma noi pensiamo che il Paese tenga”. Secondo la Cancellieri gli attentatori non godono di grande favore: “L’area di consenso riteniamo che se c’è, sia molto circoscritta. Non credo che nelle corde popolari ci sia consenso per queste cose e questo secondo me è molto importante. E’ importante che tutta la cittadinanza reagisca e prenda le distanze”. Trovandosi a Torino, per il Salone del libro, all’ex prefetto qualcuno domanda se si possa riscontrare un collegamento con la lotta della Valsusa contro l’alta velocità Torino-Lione: “Al momento no. Certo sono tutti settori sensibili, ma al momento non abbiamo nessun motivo per ritenere che ci siano”.

Il ministro della Giustizia commenta: “So quanto sia serio il ministro Cancellieri, so quanto avrà pensato prima di rilasciare questa dichiarazione e quindi sono preoccupata e considero questo suo timore estremamente serio”. Ma sulla vicenda dell’Ansaldo Nucleare la Severino dice: “Una rivendicazione da sola non è sufficiente a identificare l’origine del fenomeno e gli autori dell’orrendo attentato. E’ d’obbligo lasciare tempo agli investigatori, serve cautela prima di indicare con certezza la matrice anarchica”. 

“Era chiaro da subito che l’attentato ad Adinolfi era terrorismo e i colleghi genovesi l’avevano qualificato come tale – spiega il procuratore capo di Torino, Gian Carlo Caselli, in prima fila negli anni ’80 contro le Br, in una intervista a La Stampa – Dopo il comunicato del gruppo anarchico ‘Olga’ possiamo dire che si tratta di un terrorismo diverso da quello brigatista anche se altrettanto pericoloso”. Anche se “non si sa nulla di questo nucleo” che ha rivendicato l’attentato all’ad dell’Ansaldo di Genova, è chiaro che “ha sparato – ragiona Caselli – per imporre all’attenzione il suo documento con cui dichiara di volersi inserire nella galassia mondiale dell’anarchia più arrabbiata e violenta. E, con le parole, dopo le pallottole, rivela un morboso compiacimento per la violenza”. Secondo il procuratore, c’è un “chiaro sintomo di una forte disponibilità a reiterare gli attentati”. Caselli mette in guardia sul pericolo: “La comunicazione globale può diffondere i germi dell’intolleranza”.

Poi il  ministro per l’Integrazione Andrea Riccardi prova stemperare i toni: “L’Italia non è un paese in preda alla violenza anche se ci sono vaste aree di disagio”. Poi Riccardi spiega: “Ne ho parlato col ministro dell’Interno nessun fatto va sottovalutato, bisogna essere attenti perché la violenza può pescare in un clima di tensione però evitiamo gli allarmismi. Io ho vissuto gli anni di Moro e so come si possa arrivare facilmente a uno scontro, non siamo a quel livello però non bisogna sottovalutare certi segnali”.