E dunque facciamoli, questi conti. Senza roboanti chiacchiere, che servono solo a confondere l’occhio, come nel gioco delle tre carte. Al ballottaggio, a Palermo, alla fine ci vanno Ferrandelli e Orlando. Quasi il 40% dei palermitani, domenica e lunedì ha preferito non presentarsi alle urne. Il voto è un diritto, d’accordo, ma andarci due volte in quindici giorni è pure un poco seccante: che si scannassero al primo turno e poi ne parliamo per il ballottaggio. Forse.

Anche stavolta Palermo non s’è smentita. Mentre in Francia i risultati delle urne arrivano nel giro di poche ore, qui succede di tutto. Si sbagliano i conteggi, le schede scompaiono e ricompaiono misteriosamente, fioriscono dal nulla schede già votate, il sito del comune che aveva garantito lo spoglio in diretta tracolla miseramente. Niente di nuovo, in sostanza.

Il cambiamento delle modalità di voto ha disorientato non poco. Eliminato il voto “per trascinamento”, cioè l’attribuzione del voto al sindaco anche se non si esprime la preferenza diretta ma solo la preferenza ad una lista della coalizione, resta qualche dubbio. Gli elettori sapevano di dover esprimere una preferenza diretta? Dalla conta delle schede, molti hanno votato una lista e un consigliere ma non hanno espresso alcuna preferenza per il sindaco. In genere accade il contrario. E poi, non sarebbe stato più opportuno predisporre una scheda diversa per l’elezione del sindaco, vista la possibilità del voto disgiunto? E’ legittimo che si sappia, scheda alla mano, che il signor Rossi ha votato un consigliere di centrosinistra, tanto per dire, e un candidato sindaco di centrodestra? Il dubbio resta.

Ma torniamo ai conti. La grande sorpresa viene dal candidato sindaco del centrodestra, Massimo Costa. Sì, quello del famigerato “mammina”. Le previsioni lo vedevano al ballottaggio, ma Costa s’è fermato intorno al 13%. La sua coalizione, invece, quella di PdL, UdC e Grande Sud, si assesta intorno al 26%. Gli elettori del centrodestra gli hanno evidentemente preferito qualcun altro. Il tracollo di Berlusconi e la crisi economica si fanno sentire, complice anche forse quell’aria da ragazzo di famiglia troppo borghese.

Anche Alessandro Aricò, candidato del centro, non ha convinto. Le sue preferenze si attestano intorno al 9% mentre quelle della sua coalizione vanno oltre il 21%. Anche i cosiddetti moderati gli hanno preferito qualcun altro. I numeri parlano chiaro.

Stessa tendenza per Marianna Caronia, che si ferma a poco più del 5% a fronte del 13% della sua coalizione. La ex-vicesindaco di Cammarata si deve contentare del premio di consolazione: svernerà in consiglio comunale.

Poco lo scarto, invece, tra i voti di Ferrandelli e quelli della sua coalizione: intorno all’1%. Ma su quel fronte i problemi non sono i franchi tiratori tra gli elettori. Perché l’elettore palermitano, si sa, è sempre pronto a schierarsi dalla parte di chi ha più potere. Perché in fondo, più che un elettore, il palermitano è un suddito. Quello che desidera non è il diritto, è il privilegio. E, in campagna elettorale, si schiera dalla parte di chi il potere ce l’ha, o potrebbe averlo, per elargirgli poi, nella sua magnanimità, quel privilegio cui anela. Il sostegno del Partito Democratico è stato il maggiore dei deterrenti, per gli elettori. Perdente per antonomasia, soprattutto in terra sicula, dove è arrivato al governo regionale con un triplo salto mortale degno di Yuri Chechi, il Pd i “numeri” non li ha e non li ha avuti mai. Bastava fare due conti e mettere sul piatto della bilancia da una parte i voti del Pd e dall’altra i voti che la sola presenza del Pdriesce a far volatilizzare. Le previsioni erano facili. Ma ne parleremo meglio in un secondo momento. Restate nei paraggi.

E, per concludere i conti facili, ci sono gli elettori di Orlando. Le due liste che lo sostengono arrivano circa al 15% mentre le sue preferenze come candidato sindaco viaggiano intorno al 48%. Non ci vuole l’arte di Pinna a capire che i voti del centrodestra sono andati al professore. Con buona pace della Palermo-colta che si trova a fare i conti con i risultati della sezione 67, quella di Ballarò, dove la maggioranza delle preferenze sono andate a Orlando, perfino i voti di Antonella Monastra, candidata nella lista civica di Ferrandelli.

Resta il fatto che i voti si contano, non si pesano. E, come direbbe Grillo, e forse questo è l’unico caso in cui è vero, uno vale uno.