La sentenza della Cassazione parla chiaro: Marcello Dell’Utri fu il mediatore degli accordi fra la mafia e Silvio Berlusconi, in base ai quali Vittorio Mangano, l’eroe mafioso, fu assunto come stalliere ad Arcore.
Per i comuni mortali è difficile capire perché si debba rifare il processo d’appello, ma a pensar male difficilmente si sbaglia… diceva Andreotti, esperto di Cosa Nostra.

Aspetta e spera

L’accordo di natura protettiva
raggiunto dalla mafia col caimano
avvenne con Dell’Utri che gestiva
le liaison da picciotto siciliano.

Pagò somme cospicue il Cavaliere
per la tranquillità dei famigliari
con l’assunzion di Mangano stalliere
mandato al nord dai siculi compari.

Dell’Utri fu apprezzato mediatore
fra Bontate, Cinà, Mimmo Teresi
e Silvio, ancor non Unto del Signore.
Parlò Di Carlo sugli accordi presi

all’Edilnord, la sede del caimano.
Disse Bontate: “Lei viva tranquillo
pur nélla insidiosissima Milano
e per i famigliari senza assillo.

Qualcuno manderem che vi difenda…
Ma, visto ch’è assai bravo, venga giù
a fare costruzion con la sua azienda.
A Palermo nessun le fa bubù,

poiché siam tutti a sua disposizione“.
In caso di bisogno qui a Milano
ha replicato pronto il Capellone –
io certamente vi darò una mano,

basta che con Marcello ne parliate…“.
E fu così che il nostro Cavaliere
prese accordi con Stefano Bontate
che a casa gli mandò l’eroe stalliere.

Ciò sta scritto nell’ultima sentenza
che per Dell’Utri chiede un nuovo appello
e fa stupir così tanta clemenza
invece di una cella e un chiavistello.

Ma quello che stupisce ancor di più
è in libertà vedere il Cavaliere
che alla Giustizia sembra far cucù,
senza finire in fondo alle galere.

La legge è ugual per tutti, ben si sa,
ma per alcuni è molto meno uguale.
Fra quelli che son sempre in libertà
ci son, purtroppo, Silvio e il suo sodale.