Una piccola tempesta sta scuotendo il mondo cattolico americano e anche da noi ne arrivano gli echi. Il Vaticano ha commissariato le suore americane della Leadership Conference of Women Religious (LWCR) (la Conferenza delle superiore maggiori), chiedendo una profonda riforma dell’ordine.

Le religiose d’oltreoceano sono accusate di avere “seri problemi dottrinali” e di essersi “allontanate dall’insegnamento della Chiesa sull’omosessualità e sul sacerdozio riservato ai maschi”. Ma soprattutto, l’indagine della Congregazione per la Dottrina della Fede guidata dal cardinale statunitense William Levada ha riscontrato che le suore hanno fatto dichiarazioni pubbliche che “sfidano i vescovi, autentici maestri della Chiesa, della fede e della morale” e definisce le idee della Lcwr “temi da femministe radicali incompatibili con la dottrina cattolica. I vescovi americani si erano dichiarati fortemente contrari all’introduzione dell’assistenza medica obbligatoria voluta da Obama, perché temevano che questo avrebbe incoraggiato l’uso di contraccettivi negli Usa.

Più vicine alla gente e ai problemi della società, le suore della Lcwr invece l’avevano apertamente sostenuta, attirandosi così le ire della gerarchia cattolica. Ma quel che si nasconde dietro queste schermaglie è molto di più che una diatriba gerarchica. La messa sotto tutela delle suore è un ennesima tappa del processo di demolizione del Concilio Vaticano II che Joseph Ratzinger sta conducendo fin dall’inizio del suo pontificato. Le suore americane disturbano innanzitutto perché sono donne e poi perché anziché occuparsi di catechismo, conducono attività di volontariato fra i diseredati della società americana, assumendo atteggiamenti condiscendenti in materia di omosessualità e aborto. Qui è tutta la presenza della donna nella Chiesa che viene rimessa in questione.

Fu Paolo VI che per primo coinvolse le donne nei lavori del Concilio, invitando una rappresentanza femminile, in parte laica, che partecipò attivamente ai dibattiti. Oggi il Papa sembra voler sempre più sconfessare tutte le principali riforme introdotte dal Concilio Vaticano II. A cominciare dall’apertura alle donne. Proprio mentre le suore americane vengono richiamate all’ordine, Benedetto XVI revoca la scomunica ai lefevriani, i più duri oppositori del cambiamento avviato da Paolo VI, che hanno paragonato il Concilio Vaticano II a una nuova Rivoluzione francese. L

a Fraternità San Pio X trae le sue origini da movimenti sinistri e reazionari, come il “Sodalitium Pianum” di Umberto Benigni, il vescovo antisemita e filofascista che fu un paladino della battaglia antimodernista sempre condotta da una parte della Chiesa Cattolica. I vescovi ribelli, fra cui anche il negazionista dell’Olocausto Richard Williamson, oltre a un ritorno ai dettami del Concilio di Trento, professano l’opposizione all’ecumenismo e alla libertà di religione e non hanno mai rinnegato le loro tesi. La revoca dello loro scomunica è quindi in una certa misura un riconoscimento delle loro ragioni. “Occorre che vi sia un pentimento sull’ecumenismo, così come occorre che vi sia un pentimento sulla libertà religiosa che è un insulto a nostro Signore Gesù Cristo” aveva detto uno dei vescovi scomunicati, ponendo così le condizioni del rientro nella Chiesa dei lefevriani. Pare che oggi questo pentimento sia in corso.

La Chiesa che emerge da questi sommovimenti sembra assomigliare sempre meno al magistero riformato da Paolo VI e consolidato da Giovanni Paolo II e richiamarsi invece sempre più all’intransigenza e alla chiusura di vecchi fanatici. La tendenza è visibile anche nella diffusione di nuovi movimenti oltranzisti che portano nomi militareschi, come la Milizia di San Michele Arcangelo o la Militia Christi. Riferimenti che non hanno niente a che vedere con i valori del Cristianesimo ma che ricordano sinistramente immagini di guerra santa e di pogrom. In questa atmosfera velenosa si pone oggi l’episodio delle suore americane, in netta contraddizione con lo spirito, ad esempio, dell’enciclica di Giovanni Paolo II Mulieris Dignitatem dove si legge che “i nostri giorni attendono la manifestazione del genio della donna”.

La riforma del codice giudiziario ecclesiastico, che doveva soprattutto servire a reprimere gli abusi sessuali nella Chiesa, ha annoverato il sacerdozio femminile fra i delitti più gravi, punito con la scomunica, come appunto la pedofilia. La Chiesa di Benedetto XVI mostra dunque di avere paura della donna e di vedere come fumo negli occhi l’importanza che assume in altre confessioni cristiane. Le suore americane della Leadership Conference of Women Religious sono solo le ultime vittime di questa nuova misoginia cattolica.