L’anno della svolta della politica estera dell’Italia, stretta tra il progressivo deterioramento del quadro politico interno e il parallelo crollo della credibilità internazionale: così sarà forse ricordato il 2011, un anno di “buchi neri” e di “momenti bui” sulle scene europea e mondiale, ma pure l’anno dello scarto e dello scatto.

A raccontarne i momenti salienti e a metterne in prospettiva gli sviluppi è l’annuario “La politica estera dell’Italia”, frutto della collaborazione tra Iai, Ispi e Il Mulino. Severo il giudizio: “La china da risalire non è delle più agevoli” e, per fronteggiare la concorrenza internazionale e recuperare prestigio, occorrono “strategie condivise e uno sforzo collettivo che coinvolga tutte le istituzioni”. Gli esperti dei due think tank vedono filtrare tremule luci dalle prime mosse diplomatiche ed europee del governo Monti, pur se il 2012 è stato foriero di difficoltà in scacchieri dove la politica estera dell’Italia è tradizionalmente debole o assente, come l’Africa o l’India.

Il tramonto dell’approccio personalistico alla politica estera pare un fatto compiuto: l’approccio “alla Berlusconi”, che pensava di ovviare, con l’empatia personale con alcuni leader, non necessariamente i più rispettati e rispettabili sulla scena mondiale, alle carenze del sistema-Italia. Mentre sono ancora tutti da verificare i risultati della svolta: all’accresciuta credibilità devono corrispondere maggiore affidabilità e migliore efficienza. L’Europa, per l’atteggiamento sbagliato verso l’Ue e i partner, e la Libia, per l’impreparazione alla rivolta, sono stati gli anelli più deboli della politica estera italiana 2011. E la percezione dell’isolamento a livello europeo ha avuto un impatto negativo nei rapporti con gli Usa. Giampiero Gramaglia

Il Fatto Quotidiano, 24 Aprile 2012