George W. Bush, che aveva la cultura del cow-boy, chiamava i suoi finanziatori ‘pioneers’, pionieri, e ‘rangers’, a seconda di quanti soldi gli avevano offerto; e li premiava, una volta conquistata la presidenza, con un’ambasciata di loro gradimento. Negli Usa, il finanziamento dei candidati da parte di lobbies e corporation è prassi diffusa e accettata (quest’anno, addirittura, facilitata rispetto al passato); e anche la ricompensa non fa scandalo. Anche perché tutto, o almeno molto, è dichiarato, pubblico.

Per Usa 2012, fra i 10 maggiori sostenitori finanziari di Mitt Romney, ex governatore del Massachusetts, milionario del suo e ormai certo dell’investitura a candidato repubblicano alla Casa Bianca, vi sono la Goldman Sachs al primo posto – e dire che Obama la salvò con mezza Wall Street dal fallimento, proprio all’inizio del suo mandato – e poi il gruppo Crédit Suisse, Morgan Stanley, Hig Capital, Barclays, Kirkland & Ellis, Bank of America, Price WaterHouse Coopers, Emc Corp. Insomma, il gotha della finanza a stelle e strisce, che fa una scelta di campo precisa.

Dalla parte di Obama, invece, l’industria della comunicazione, dello spettacolo e della cultura: nella hit parade Microsoft, Comcast, Google, Time Warner e le Università di California, Harvard, Stanford.

Ma presidente e sfidante sono diversi soprattutto per la natura dei finanziamenti: il presidente riempie le casse al 50% con i contributi dei cittadini e per il resto con quelli dei grandi donatori; lo sfidante s’affida al 90% all’impresa e alla finanza. Distinzione netta e destinata a confermarsi nei prossimi mesi, anche se Romney cercherà di rendere più capillare la rete di raccolta e Obama giocherà le sue carte – ad esempio – nei settori dell’energia e della ‘ green economy’, finora poco attivi. Capita pure che i grandi finanziatori del candidato votato alla sconfitta riequilibrino un po’ la loro posizione, per stornare da sé l’ostilità vendicativa della Casa Bianca. Così, la Goldman Sachs, al primo posto fra i finanziatori di Romney, era al 19° fra quelli di Obama qualche settimana or sono. Posizioni che variano a ogni rilevamento della Commissione elettorale federale, cui, a fine mese, i candidati devono fare rapporto su quanto hanno ricevuto e da chi e su quanto hanno speso e come. I Lusi e i Belsito d’America se lo sognano il lassismo di rendicontazione all’italiana.

Il Fatto Quotidiano, 14 aprile 2012