Credo che a questa usanza di far lavorare la gente gratis occorra assolutamente mettere un punto. Non solo per una questione di dignità personale, non solo per una sana ribellione contro gli sfacciati sfruttatori che ormai allignano in ogni categoria imprenditoriale, ma anche come pratica risposta ad un momento di crisi in cui occorre assolutamente guadagnare denaro.

I giovani, e i meno giovani, devono dire basta agli stage gratuiti. Solo col rifiuto sdegnato di tali offerte si può sperare di riuscire a debellarne la pratica.

E’ vero altresì che neodiplomati e neolaureati hanno bisogno di fare esperienza, di mettere insieme uno straccio di curriculum, di impratichirsi con ciò per cui hanno studiato. Prefiggersi degli obiettivi e una strategia è quindi indispensabile. Dall’alto della mia (purtroppo) vasta esperienza di precaria mi permetto di stilarne una.

– Stabilire prima per quanto tempo si è disposti a lavorare gratis. Sei mesi, otto, e comunque non più di un anno in tutto. Meglio stare a casa a giocare coi videogames che far arricchire un furbone a spese vostre.

– Lavorare gratis solo ed esclusivamente per il lavoro per cui si è studiato. In questo modo si può iniziare un curriculum attinente, imparare davvero qualcosa, e potersi rivendere l’esperienza.

Molti giovani accettano stage gratuiti per lavori improbabili, e totalmente inutili ai fini della loro preparazione: se avete studiato da biologo non serve a nulla lo stage nell’azienda assicurativa. Ai vostri futuri datori di lavoro interessa meno di zero l’esperienza lavorativa “qualsiasi”.

– Se ritenete che qualcosa dovete pur scrivere per riempire il curriculum, un lavoretto per dimostrare che non siete stati con le mani in mano, falsificate gli stage. Non è corretto? Perché, lavorare gratis per uno schiavista è invece corretto? Scrivete “Addetta alle vendite in negozio di intimo”, quello di vostra zia. “Centralinista in azienda casearia”, quella di vostro cugino. Se avete tre lauree e siete disposti a lavorare gratis come lavapavimenti pur di allungare il brodo, allora tanto vale falsificare a iosa. La ribellione si fa anche così.

Naturalmente, ed è il caso di precisarlo, non falsificate esperienze relative alla vostra specializzazione, altrimenti sarete scoperti rapidamente.

Non credete ad alcuna promessa. Affrontate ogni stage con la ferma consapevolezza che si tratta di un proseguimento degli studi, e che ha un termine che avete deciso voi. I datori di stage promettono sempre mari e monti, assunzioni, contratti, che non hanno alcuna intenzione di mantenere. Continuare a farsi schiavizzare ad oltranza nella pia illusione di un futuro stipendio è patetico, e non dovete farlo. Dopo sei mesi ciao, esperienza conclusa.

– Imparate poi a ridere in faccia a chi propone lavoro gratis. Trattateli come i parassiti che sono, non state al loro cospetto tremanti col cappello in mano a sognare inesistenti assunzioni. Mandateli a quel paese e girate i tacchi. Devono subire la stessa riprovazione sociale che si riserva ai ladri.

Il governo fa manovre sul lavoro, ma è ormai chiaro che non ha alcuna intenzione di togliere agli sfruttatori il loro primario strumento di guadagno: la disperazione dei disoccupati. Niente provvedimenti contro il lavoro gratuito, niente contro i mille contratti assurdi e miserabili. Basterebbe un minimo salario di cittadinanza, come in tutta Europa Germania compresa, per debellare all’istante la piaga del lavoro gratuito. Ma non si fa.

Quindi, dovete farlo voi. Da soli. Tanto ci siete abituati.

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