In omaggio allo spirito pasquale mi sono finalmente deciso a scrivere un post su cui rimuginavo da tempo. E’ una replica a quanti si sorprendono che io scriva sullo stesso sito che ospita il blog di Tizio, Caio o Mevia (di cui ovviamente non condividono le opinioni). Immagino che lo stesso accada ad altri (ad alcuni verrà rimproverato di scrivere sul sito che ospita il blog di Scacciavillani?).

Il fatto è che i blog del FQ hanno dato vita ad un Bazar intellettuale. Sullo spettro politico si va da Massimo Fini a Giulietto Chiesa, in campo economico dai fan della decrescita a Noise from Amerika, da La Voce.info a Ferrero. E’ un calderone in cui si riversano cosmopoliti e provinciali, internazionalisti e no global, attori e politici, finanzieri e filosofi, poeti e imprenditori, liberisti e catastrofisti, chef e ambientalisti, rockettari e ricercatori, sindacalisti e finanzieri d’assalto. Blog individuali, a quattro mani e collettivi. Anche un paio di videoblog.

Con l’arrivo di un ufologo e un esperto di poker, sembra che siano rimasti scoperti pochi campi dello scibile umano e del ventaglio di interessi. Mancano ancora un berlusconiano (non pentito, come gli onorevoli Granata o Napoli), un leghista (ormai in via di estinzione), un cartomante e un clericale (proverei con Giovanardi, tanto per vedere l’effetto che fa nella blogosfera FQ?).

A taluni disturba la dissonanza di voci e di opinioni. Preferirebbero attingere da un organo che dettasse la linea e che insegnasse a pensare con la testa altrui, senza troppi patemi. Di fronte a due tesi contrastanti bisogna fare lo sforzo di valutare. Da qui la richiesta di un catechismo rassicurante, specie in questi tempi ansiogeni. Su internet esistono già miriadi di siti rivolti a soddisfare questo desiderio. Tanti aspiranti maître a penser arringano i fedeli con ritornelli triti e giaculatorie cantilenanti.

Il Fatto on line va in direzione assolutamente opposta e questa scelta lo rende unico anche a livello internazionale. Per quel che mi è dato conoscere lo ritengo il più affascinante mercato delle idee che si sia sviluppato su internet (almeno nelle lingue che conosco). E’ una piattaforma dove si possono mettere a confronto le idee e interagire con persone agli antipodi. Internet spesso tende a segmentare la platea e a creare dei microcosmi omogenei. Il Fatto on line frantuma gli steccati. Questa circolazione di idee ed il dibattito tra diversi abitua al ragionamento e proprio perché suscita reazioni forti nei commenti diventa uno strumento di apprendimento per chi legge e chi scrive.

A volte anche io mi sorprendo a leggere proposte interessanti da persone con cui sulla carta avrei pochi punti di contatto. A volte delle opinioni a cui non sarei altrimenti esposto mi spingono a mettere in dubbio le certezze e a verificare che le basi su cui poggiano siano intatte (se lo sono mai state). Mi rendo conto che paturnie per me irrazionali per altri sono fonte di apprensione. Mi calo in panni che nel mio guardaroba non esistono.

Ottimisticamente mi aspetto che con il tempo le idee strampalate soggette a scrutinio verranno marginalizzate e quelle più ragionevoli si affermeranno. Per questo un contenitore cha può apparire assurdamente variegato, in realtà potenzia al massimo la forza dirompente di internet. Anche per questo a me non dispiace affatto ricevere commenti negativi o insulti. Anzi cerco di rispondere a tutti, per quanto mi concedano le altre incombenze quotidiane, soprattutto a chi esprime punti di vista opposti. Proprio dal dibattito che scaturisce dai commenti si impara molto di più che dalla lettura di 5000 battute.

Proprio questo è il bello di un mezzo bidirezionale. Lanciarsi senza rete nel mare magnum degli umori e delle reazioni di un pubblico che non ha freni inibitori. Una specie di agorà o se preferite di avanspettacolo cibernetico. Per di più attraverso i commenti ci si fa un’ idea molto più accurata di come ragiona davvero la gente soprattutto quando, protetta dall’anonimato, abbandona le inibizioni e dà sfogo alle pulsioni autentiche come mai oserebbe nei panni quotidiani.

Non che tutte le intemerate vadano prese sul serio. Ho visto spesso molti lividi contro i politici, indignati contro le ingiustizie, implacabili censori del capoufficio (in sua assenza), che appena si trovavano al cospetto di un potente diventavano mansueti e servili. Disposti a pietire e a inginocchiarsi per il piattino di lenticchie da mangiare nel retrobottega ruttando poi alla faccia dei fessi. Le cronache leghiste di questi giorni ne offrono un esempio paradigmatico, ma di certo non esclusivo.

Un ultimo appunto: a giudicare dai nomi e dai nick sembrerebbe che i commenti (su tutti i blog) provengano in misura preponderante da uomini. Le donne per qualche motivo sono meno propense ad esprimersi. E’ un fenomeno non solo italiano e solleva perplessità. Mi chiedo se non origini dalla stessa radice della scarsa partecipazione in politica. Quote rosa nei blog?