Basso, grasso, tondo. Due ombre nere al posto della barba e dei capelli. Una bella faccia da posteggiatore napoletano, di quelli che per 50 centesimi ti storpiano “O sole mio”, avvilita da piccoli occhi furbi, imperturbabili fino alla tracotanza. È Francesco Belsito, genovese, qualunquemente brutto nonostante l’età (41 anni) e la disponibilità economica (ha tre Porsche e neppure una giacca decente).

Nasce autista di Guido Biondi, dopo essere stato un ottimo buttafuori da discoteca, un non meglio identificato “animatore” e un solerte spacciatore di focaccine. La sua ascesa verso i paradisi artificiali della politica inizia con il sottosegretariato dei diversamente intelligenti (la Semplificazione) e si conclude con la carica più ambita dai diversamente onesti (tesoriere). Evidentemente le focaccine erano buone. Ma è sufficiente? Sì. La dote più spiccata del politico moderno è la disponibilità a tutto. Portare borse, fondi, sesso, consensi e voti. Per diventare tesoriere è richiesta, per curriculum, anche una particolare passione: utilizzare a scopi privati soldi pubblici.

Dopo la doppietta Lusi-Belsito chi sarà beccato? Non si potrebbe, nell’attesa, ridurre i finanziamenti ai partiti? Sono soldi nostri, in fondo!

Il Fatto Quotidiano, 6 Aprile 2012