Mario Monti chiede al paese di “essere pronto” alle riforme che il suo governo sta portando avanti. Si riferisce in particolare alla polemica sull’articolo 18 e alla riforma del mercato del lavoro. Ma il discorso potrebbe valere anche per una questione apparentemente minore ma che sintetizza, invece, assai bene come si possano creare veri e propri danni in nome del rigore.

Si tratta dei cosiddetti
lavoratori esodati, nome terribile che la stampa ha ormai scelto per descrivere la vicenda di quei dipendenti incentivati a uscire dalla propria azienda o fabbrica con la prospettiva di poter approdare alla pensione. Licenziamenti concordati, dunque, in cui un certo numero di lavoratori ha scelto di rimanere disoccupato in cambio di una certa quota di reddito tale da accompagnarli alla rendita pensionistica. Solo che questo avveniva con le vecchie regole del sistema previdenziale, prima che, in un solo colpo, il governo Monti portasse l’età minima per la pensione a 66-67 anni. Uno “scalone” che ha imposto a molti di quei lavoratori una prospettiva di vita, non breve, da passare senza reddito. Abbiamo lanciato sul blog del Fatto l’invito a raccontare delle storie. Ne sono arrivate molte. Eccone alcune diverse tra loro. (SC)

Claudio MN
Esodato bancario, volontariamente ho accettato l’esodo, pagato da me con i miei contributi e quelli della banca, perchè mi era stato garantito che, nel momento in cui firmavo, il mio sarebbe stato un diritto acquisito e garantito dallo stato. Ora vengo a  scoprire che non era così e dovrò partecipare alla lotteria dei fondi stabiliti dalla Fornero con il rischio di rimanere 4 anni senza stipendio o pensione. Solo i miei diritti acquisiti possono essere  toccati mentre sono salvi quelli dei parlamentari, delle macchine blu,  degli evasori che possono patteggiare e pagare meno del dovuto mentre io devo solo sperare.

Carlo Filippa
Il mio caso è emblematico: ho rassegnato le dimissioni a novembre siglando una conciliazione e depositandola immediatamente al mio sindacato.Poi siccome avevo 5 mesi di ferie arretrate, l’azienda mi ha chiesto di fruirne e quindi abbiamo firmato e registrato  la conciliazione a novembre, ma con decorrenza a fine marzo. Sarei dovuto andare in pensione nel 2012 con finestra nel 2013. Ora la riforma rimanda tutto al 2016, per cui 4 anni senza lavoro e senza stipendio.E non posso essere censito dall’INPS perché ufficialmente io lavoro ancora!!!!!!!!!

Rosa Mascitti
Sono un’esodata di Poste italiane, ho firmato in azienda a marzo 2011 e all’Unione Industriali a luglio 2011 quando non si parlava  di riforma pensionistica, sono andata in esodo con i 58 anni di età e 34 di contributi, l’azienda mi ha accompagnato con un incentivo fino a luglio 2014 ,data in cui avrei percepito il primo assegno pensionistico. Con la riforma pensionistica  andrei a prendere la pensione a ottobre 2020!!! significa 6 anni senza pensione e senza una lira!!! Da dicembre non dormo la notte, perché uno stato di diritto ci priva di quello che è un nostro diritto.
Ho lavorato sempre con  serietà e professionalità, in 34 anni di servizio avrò accumulato un mese di malattia, eccetto la maternità, ho sicuramente collaborato, come molti miei colleghi, a far sì che Poste italiane sia una delle poche aziende in attivo ormai da anni.

Felice Rendinella
Chi Vi scrive è un disoccupato della Classe 1952; disoccupato (non incentivato all’esodo) in quanto licenziato il 14/10/2011 da una azienda, ora messa in liquidazione, che attraversava una profonda crisi di mercato. Essendo stato licenziato mi sono iscritto all’ufficio per l’impiego e percepisco l’indennità di disoccupazione ordinaria dal 22/10/2011 e fino a 10/2012. Sarei dovuto andare in pensione al raggiungimento di quota 96 (avvenuto il 12/03 e con finestra che si apriva ad 04/2013), ma invece con la riforma Fornero potrò andare al compimento del 64° anno di età (+ l’eventuale innalzamento per l’aspettativa di vita), cioè fra 4 anni.

C’è però un problema: terminando il periodo in cui godrò dell’indennità di disoccupazione, come farò a vivere per questi quattro anni???

Agli “esodati” (cioè quei lavoratori che sono stati incentivati al licenziamento perchè prossimi alla pensione è stata data la possibilità, con determinate caratteristiche, di poter utilizzare ancora il vecchio sistema. Ai “disoccupati”, niente! Vorrei che mi venisse spiegata la differenza tra un lavoratore “esodato” (incentivato all’esodo) e uno “disoccupato” (licenziato da una azienda che ha chiuso bottega per crisi di lavoro).
Non riesco a capire perchè alla prima categoria di ex lavoratori, che hanno determinate caratteristiche, venga applicato il diritto di utilizzo della “vecchia” normativa sulle pensioni; e, invece, alla seconda (con le stesse caratteristiche) no!  Eppure le persone che compongono le due categorie sono cittadini italiani; dovrebbero essere uguali di fronte allo Stato! Oppure c’è effettivamente qualche differenza che io non capisco?Me spiegate, per favore,grazie

Marco
Sono in mobilita’ (crisi aziendale accordo fatto nel gennaio 2010) dal 7/10/10 per tre anni. Ho compiuto 58 anni in gennaio, a dicembre 2010 ho maturato 35 anni di contributi. La mia ancora di salvezza era quota 97 (61+36) sapevo che sarei rimasto senza nessun tipo di entrata per circa 20 mesi ma non mi sarei mai aspettato oggi come oggi  di non sapere quale sarà il mio futuro pensionistico e di conseguenza come farò a campare nel caso dovessi andarci a quasi 67 anni.

Majden
Upim viene comprata da Coin, la sede amministrativa di Coin è a Mestre, la sede di Upim a Milano viene chiusa. 200 persone in cassa integrazione da giugno 2010 per 2 anni; ad oggi in cassa integrazione siamo in 50 e il 9 giugno finisce la cassa integrazione. Coin dice che non apre la mobilità perchè costa e non ha soldi. Io avevo 54 anni ho cercato lavoro senza alcun successo poi mi sono detta ‘vabbè 2 anni di cassa 3 anni di mobilità  aspetto 1 anno e vado in pensione a 60 anni’ . Zac, ad agosto Berlusconi/Tremonti spostano la pensione in avanti di un altro anno,  poi arriva Monti e zac mi tolgono proprio la pensione ora ho 56 anni non ho un lavoro e credo mi ci vogliano 10 anni di lavoro per andare in pensione.

Questi prof non ci capiscono molto di vita vera.