In ambito medico non ci facciamo mancare nulla: si va dai medici seri ai ciarlatani, passando attraverso una buona dose di ricerca tecnicamente ineccepibile ma al servizio di  potenti forze economiche. In questo caos non è facile orientarsi. Se stai a sentire tutti ti perdi e finisci con il dare credito a pratiche senza alcun fondamento scientifico. Se badi solo alle linee guida ufficiali, rischi di diventare una pedina dell’industria farmaceutica che controlla e finanzia direttamente o indirettamente gran parte della ricerca, dell’informazione e della formazione medica. Se ti affidi poi ai titoli dei giornali rischi di rimanere vittima di visioni semplicistiche che non riflettono quasi mai la complessità delle cose.

Facciamo degli esempi. In un recente studio alcuni ricercatori sottolineano che gli antiossidanti non sono in grado di restituire la memoria ai malati di Alzheimer. Perché? I farmaci per l’Alzheimer per caso sono in grado di farlo? E poi non è un po’ ingenuo ipotizzare di poter guarire l’Alzheimer con gli antiossidanti? Semmai possono essere utili per prevenire l’insorgenza della malattia in soggetti che hanno elevati livelli di stress ossidativo. E ancora perché nella sperimentazione è stata usato l’alfa-tocoferolo, la forma di vitamina E che riduce la biodisponibilità del gamma-tocoferolo, molecola molto più attiva e protettiva? Sempre in questi giorni i giornali riportano i risultati di un altro studio che indica come l’uso di integratori possa addirittura aumentare la mortalità. I ricercatori stessi sottolineano che forse i soggetti studiati hanno assunto dosi superiori alle reali necessità di minerali e metalli che ossidandosi possono danneggiare le cellule. Dunque il problema semmai è il dosaggio che deve essere sempre deciso a fronte di specifiche necessità. Non mi pare una grande novità. Sarebbe come scrivere che i farmaci sono pericolosi perché ogni tanto qualcuno ha una reazione avversa dopo averne assunti a dosaggi errati.
Un altro esempio riguarda lo studio SELECT da cui si deduce che l’uso di vitamina E aumenta l’incidenza di tumore alla prostata.“La vitamina E fa venire il cancro” hanno titolato i giornali. Per forza. Anche in questo studio (che coincidenza!) sono state usate dosi massicce di alfa-tocoferolo sintetico. Un errore casuale? Difficile pensarlo visto che questa gigantesca ricerca ha coinvolto decine di centri oncologici di fama mondiale e una lunga lista di industrie farmaceutiche che l’hanno finanziata.

In realtà l’unica cosa che dimostrano questi studi è che le terapie naturali vanno prese sul serio e che, come per quelle farmacologiche, devono essere prescritte da medici esperti che capiscano la differenza tra i vari composti e come utilizzarli a seconda delle condizioni cliniche del paziente. Quanti farmaci vengono messi in commercio con grande clamore dopo aver superato test molto complessi per poi venir ritirati per gli effetti collaterali che causano? Questo non ci autorizza certo a dire che i farmaci non servono a nulla o che sono tutti dannosi.

Generalizzare è sempre pericoloso. Lasciando da parte gli intrugli dei ciarlatani che sono materia per i magistrati, sostanze omeopatiche, fitoterapici (derivati da piante), nutraceutici o integratori alimentari, sostanze sintetizzate in laboratorio copiando molecole naturali e molecole completamente artificiali sono opzioni terapeutiche molto differenti ma che dovrebbero essere usate sempre da medici. Di queste menzionate per altro solo l’omeopatia, su cui ci sono molti dubbi sul piano scientifico, può essere considerata una terapia alternativa. Le altre sono opzioni terapeutiche che utilizzano dosaggi farmacologici di sostanze con una chiara e specifica azione biologica, naturali o sintetiche che siano, e con un ampio riscontro di efficacia nella letteratura scientifica.

Infine va ricordato che due studi, entrambi tecnicamente validi, pubblicati a distanza di tempo con risultati opposti sono e rimangono solo due studi con risultati contraddittori. Non c’è nessuna base scientifica per ritenere che il secondo, poiché cronologicamente successivo, smentisca il primo come spesso si è portati a credere. La determinazione del livello di evidenze è molto più complessa di così e i dati conflittuali rimangono molti a dimostrazione del fatto che la medicina è tutto tranne che una scienza esatta. Nessuno possiede la verità assoluta e i numeri sono più ingannevoli di quanto si possa pensare, come ampiamente discusso da numerosi studiosi tra cui Gerd Gigerenzer  in un suo libro di qualche anno fa. Per imparare a navigare nella complessità, dobbiamo farci guidare oltre che dalla ricerca anche dall’onestà intellettuale, dall’apertura mentale e dal buon senso e mai dai preconcetti e dalle posizioni ideologiche.