I cinesi, si sa, sono sono grandi consumatori di spaghetti istantanei, pomodori e carote. E fan dei Teletubbies, a qualunque età. Nell’ultima settimana, sono questi infatti gli hashtag più commentati su Weibo, il twitter cinese.

Leggete questo tweet: «secondo fonti inattendibili, la XVIII guerra degli strappi ha un vincitore. È la squadra del dragone, guidata dal Carota e dal suo compagno, il Teletubby […]. La squadra degli spaghetti istantanei guidata dal Maestro Kang è stata sconfitta perché hanno perso Pomodoro, un elemento fondamentale».

Inseritelo ora nell’opaca realtà della politica cinese. Da quando il superpoliziotto Wang Lijun si è rifugiato nel consolato americano di Chengdu, il Partito fatica a mantenere il controllo sull’informazione e la stampa internazionale fatica a comprendere.

Si susseguono rumors, fughe d’informazioni (volute o no, non è dato sapere), nomi censurati online fino ad arrivare alle voci di un tentativo di colpo di stato. Né confermate, né smentite.

L’unica cosa che è sicura è che a Zhongnanhai, il Cremlino cinese, sta succedendo qualcosa di grosso, di molto simile a quello che in occidente chiameremmo un terremoto politico.

Tutto è cominciato dalla cacciata di Bo Xilai, uno dei leader emergenti candidato a entrare a ottobre tra i nove potenti del paese che formano il Comitato permanente del Politburo.

Si chiude l’Assemblea nazionale del popolo con una conferenza stampa del premier Wen Jiabao. Per la prima volta le sue parole (mai dirette, per carità), diventano fatti.

L’indomani il posto di Bo Xilai è occupato da Zhang Dejiang, quello che aveva “controllato” l’informazione durante l’emergenza Sars nel 2003.

Bo Xilai sarebbe agli arresti domiciliari e sua moglie sarebbe stata presa in consegna dalle forze di polizia e sottoposta a un’indagine per corruzione.

Ma non è questo il punto. Parrebbe che Zhou Yongkang, potentissimo uomo degli apparati di sicurezza e uno dei nove attuali membri del Comitato permanente, si sarebbe schierato a favore di Bo e sarebbe stato interdetto dall’apparire in pubblico.

Si vocifera anche che nella notte tra lunedì e martedì forze fedeli a Zhou e Bo avrebbero tentato di catturare presidente e premier della Repubblica popolare.

Verità? Menzogne? Mezze verità? Ci interroghiamo tutti. E come noi si interrogano i neitizen cinesi, ma con qualche difficoltà in più.

I nomi dei potenti in Cina sono censurati. Ecco che allora si ricorre alla fantasia, all’omofonia e ai giochi di parole. Come quando al calendario si è aggiunto un giorno in più: il 35 maggio. Una data che non esiste, come non esiste il 4 giugno anniversario del massacro (mai avvenuto, ovvio) di Tian’anmen.

Se torniamo al nostro tweet e lo analizziamo con queste nuove lenti scopriamo come l’informazione in Cina si prende gioco della censura.

Carota in cinese si dice huluobo, e il primo carattere è lo stesso del cognome del presidente Hu Jintao. Teletubby, tianxianbaobao, condivide gli ultimi due caratteri con il nome del premier Wen Jiabao.

Maestro Kang è una popolare marca di spaghetti istantanei, ma kang è anche l’ultimo carattere del potente  Zhou Yongkang che ha avuto l’ardire – forse – di appoggiare Bo Xilai.

Quest’ultimo fino al mese scorso era famoso soprattutto per aver trasformato la megalopoli di Chongqing nella Nuova città rossa, Xinhongshi. Niente di più simile a un pomodoro, xihongshi.

E gli spaghetti senza pomodoro, si sa, non sono destinati ad avere successo.