Sono nato di fronte al Colosseo, nel palazzo affianco al più noto appartamento del momento, quello che il ministro Patroni-Griffi ha pago circa 170.000,00 euro. Da tempo, però, sono trasteverino di adozione, ben integrato con il cuore romanesco (e romanista) del quartiere, ed è qui che ho ricevuto il più prezioso ed utile insegnamento linguistico, impartitomi nientemeno che da “er Ricotta”. Un insegnamento che tanti anni di studi classici non  avevano saputo darmi, e che tengo ormai come costante riferimento nella vita privata come nella professione: “parla come magni!”.

Ed allora, mi sia consentita un po’ di autocritica, riguardo al linguaggio di noi burocrati.

Capita sovente che dopo trenta pagine di perizia medico-legale che spiega gli esiti di una lesione traumatica scomposta del piatto tibiale destro, con esito bituberositario da frattura comminuta, con affondamento intraspongioso di medio grado di due frammenti osteocondrali, e frattura del terzo superiore del perone con correlata dismetria dell’arto inferiore destro rispetto a quello sinistro e conseguente accentuato slivellamento del bacino, chieda alla parte infortunata: “ma che vuol dire esattamente?”. “Gnente dotto’, me so’ solo rotto ‘na gamba e mo’ è un po’ più corta!”.

O che dopo 560 righe di descrizione della situazione geomorfologica del terreno esposto alle esondazioni a causa della concentrazione chimica dei principali macroelementi  e dei paramentri derivati quali la sostanza organica e la capacità di scambio cationico, con correlato rilievo del ph, della presenza di carbonati e di calcare attivo e della conducibilità elettrica per la stima della salinità del terreno, il contadino proprietario del terreno mi traduca il significato: “Vor dì che è un terreno argilloso vicino ar fiume. Nun ce se po’ costruì”.

Ma di fronte a tanta difficoltà ermeneutica nel comprendere le argomentazioni logico deduttive delle parti, talvolta frutto di una superfetazione retorica che trova origine in una sorta di ipertrofico narcisismo verbalistico del comparente, capita anche che qualche ricorrente si dolga dell’esito giudiziario delle proprie doglianze, rivolgendosi nientemeno che alla Corte di Cedex!

Si, perché come esiste una corte partenopea, una capitolina, una meneghina, c’è anche quella di Cedex, citata in non pochi atti giudiziari da noi solerti giuristi. Infatti, l’indirizzo della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo è “Cour européenne des droits de l’homme – Conseil de l’Europe – 67075 Strasbourg Cedex”.

Volete sapere dove sarà mai Cedex? In quale lontana Regione o provincia sarà mai ubicata?

Non ve lo dirò, ma vi svelo un segreto, da non riferire mai a noi giuristi, per non ferirci nell’orgoglio: Cedex non è una località, ma l’acronimo di “courrier d’entreprise à distribution exceptionnelle”, che significa, più o meno … codice di avviamento postale!