Stanno lì, come d’autunno sugli alberi le foglie. Tutti, indistintamente, lanciati a bomba contro la volgarità. Il ministro Fornero, che se la prende con Belén. Bersani, che solidarizza con la Fornero. E il Pd, che si imbarazza per le foto osé della consigliera di Cornate. È l’era del moralismo bipartisan. Anche a destra è partita la gara, vagamente tardiva, a chi è più candido.

Ieri, sul “Foglio”, troneggiava in prima pagina un “Moralisti cupi in cerca di Cav. estinto”. Era dedicato agli adepti di Libertà e Giustizia, riunitisi allo Smeraldo di Milano. Un esercizio di stile pretestuoso e forzato, come si confà al “Foglio”: “Non sembra una festa (..) Piuttosto uno di quei cocktail cinerari per il caro estinto, quelli in cui si parla dei bei tempi quando eravamo tutti vivi”. La forma è discreta, il contenuto non va oltre lo stereotipo dei sinistrati sfigati e asessuati. Che magari è anche vero: poi però, quando provano a darsi alla pazza gioia, trovano subito qualcuno che li bastona. Chi? Gli stessi che prima li sbeffeggiavano perché troppo noiosi: “Il Foglio”, appunto. Oppure “Il Giornale”. Sempre ieri. Solito titolo lisergico (“Hanno vinto i gay”), poi un editoriale di Vittorio Sgarbi. Credibile, nel ruolo di moralista, come Luigi Amicone in quello di giornalista.

Sgarbi, sempre con l’atteggiamento intellettualmente sbarazzino di chi modula l’inno di Mameli ruttando per darsi un tono, ha affrontato il tema del riconoscimento delle nozze omosessuali in due modi. Da una parte ha devastato la lingua italiana, usando le virgole come molotov scagliate a caso contro la Crusca. Dall’altra si è finto illuminato. Il problema delle nozze gay? Non è “etico”, bensì “pratico”. L’Italia deve essere contraria non per “questioni di principio”, ma perché altrimenti verrà travolta da una moltiplicazione di pensioni di reversibilità. Urge quindi evitare la dissoluzione: “economica, non morale”.

Il vero capolavoro è però di “Libero”. Titolo da leggenda (“Tassassini”, gioco di parole che neanche il Guerin Sportivo sott’acido). Al centro, una commossa articolessa di Francesco Borgo-novo: “La pornoRai in onda in fascia protetta”. Riassunto: l’astuto cronista, in una triste giornata si imbatte su Rai4. Scopre una serie tv spagnola (“Fisica e chimica”). È ambientata in un liceo privato di Madrid e il contenuto è inaccettabile: i ragazzi si divertono. Non solo: si amano. Non solo: fanno sesso. In ogni modo. E non a pagamento, magari incentivati da vecchi satrapi libidinosi, ma per piacere personale. L’astuto cronista prova in ogni modo a dissociarsi da se stesso (“Non lo facciamo notare per bacchettonismo e nemmeno per omofobia”, “Noi certo non chiediamo chiusure o censure”), ma fallisce miseramente. Finendo col dare la colpa, in un impeto di umorismo involontario, a Zapatero, di cui la serie “incarna gli ideali”: assenza di regole, droghe, conservatori dipinti “come imbecilli”.

Si potrebbe obiettare a “Libero” un certo moralismo a singhiozzo, ricordando i tempi del bunga bunga, ma sarebbero argomentazioni intelligenti. Quindi sprecate. Anche perché, sulla stessa pagina, “Libero” ha concesso il bis: “Spot audaci, La mamma rubata ruba la gioventù alla figlia”. Autore, Mattias Maniero. Oggetto del contendere: una réclame Renault in cui una mamma mostra (ad-di-rit-tu-ra) un tatuaggio alla figlia. “Raramente, forse mai, avevamo visto in una pubblicità televisiva una madre che spiega alla figlia come bisogna trasgredire”.

Forse in uno spot no, ma in molte intercettazioni sì. Dettagli: la Renault brucerà all’inferno. E con essa Rai4, i gay e le consigliere quasi hard. In compenso, i neo-bigot-con ordineranno decaffeinato in Paradiso. E si sentiranno come a un cocktail cinerario, ricordando i bei tempi in cui erano vivi. Disinibiti per conto del Sire. E appena meno caricaturali di adesso.