Un lettore, commentando il mio ultimo blog, dopo avermi accusato di demagogia, populismo ed ipocrisia, ed aver affermato che “non si può nazionalizzare un’azienda” (chissà dove l’avrà letto o sentito), dice che gli sembra buffo vedere scrivere di classe operaia da uno che “un tornio non sa neanche dove stia di casa”.

Lasciamo perdere il resto, anche se ovviamente nazionalizzare un’azienda, una delle più grandi aziende italiane, è ovviamente cosa diversa, e non ci dovrebbe essere chi non lo capisce, da nazionalizzare casa mia o casa tua, e soffermiamoci su quest’ultima affermazione.

E’ vero. Non ho mai lavorato a un tornio e le mie esperienze di lavoro manuale si limitano a qualche raccolta di cocomeri nella pianura Pontina, quando ancora non c’erano gli “extracomunitari” ad occuparsi di queste faccende… e allora? L’ottica di questo lettore è che gli operai debbano starsene per conto loro, gli intellettuali pure, gli studenti a studiare, ecc., tanto ci sono Monti e Marchionne che pensano per tutti. E guai a quegli intellettuali che stanno dalla parte degli operai. Bene che vada sono “ipocriti”.

Mi pare un’ottica sbagliata, limitata e perdente. Una grande lezione appresa nel 1968 (ricordate: “studenti ed operai uniti nella lotta!”?) è che lavoro manuale e lavoro intellettuale devono procedere insieme, per cambiare questo Paese. Che l’unica possibilità di superare l’orizzonte asfittico delle piccole e grande caste sta proprio in questa unità di popolo. Che oggi c’è un motivo in più per rilanciare ed ampliare questa alleanza, che è la necessità di opporsi a diktat e ricatti del potere finanziario. Che fino a un paio di generazioni fa,  in Italia eravamo quasi tutti contadini e quindi abbiamo nella terra radici comuni che vanno riscoperte. Prendete la famiglia di mio nonno, agricoltori in provincia di Viterbo, un piccolo paese dal quale, al massimo, uscivano anarchici e carabinieri. Mio nonno uscì carabiniere, ma probabilmente un po’ di Dna anarchico in famiglia è rimasto… Anch’io, in fondo, mi sento un po’ anarchico e un po’ carabiniere. Ci vuole ordine, ma un ordine fondato sulla prepotenza non è vero ordine, è solo ingiustizia.

E poi non dimentichiamo l’art. 1 della Costituzione, secondo il quale “l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro”, manuale ed intellettuale. Come ricordano i giuristi democratici nel loro comunicato di adesione alla manifestazione di oggi, che recita come segue: “L’incredibile comportamento della Fiat nei confronti del più rappresentativo dei Sindacati Metalmeccanici italiani, confermato dalle arroganti parole di Marchionne recentemente teletrasmesse nel programma Presa Diretta, unitamente agli attacchi ai diritti dei lavoratori già portati dal Collegato Lavoro e dalle manovre oggi in atto sullo stesso tema da parte del Governo Monti, hanno reso inevitabile il ricorso da parte della FIOM allo sciopero indetto per il 9 marzo e altrettanto inevitabili e ovvii il sostegno e la solidarietà a tale iniziativa da parte di chi, come l’Associazione Giuristi Democratici, continua a ricordare che l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro e che, quindi, il diritto dei lavoratori a condizioni di vita e di lavoro dignitose e sicure sia preminente anche sugli altri diritti”.

E come ricorda il nostro presidente, Roberto Lamacchia, un valoroso avvocato che ha speso la sua vita per i diritti dei lavoratori, ottenendo da ultimo importanti successi in processi come quello sulla Thyssen-Krupp e sull’amianto: “Siamo seriamente preoccupati che la tutela dei diritti e la democrazia possano venire sacrificati sull’altare del Mercato e del Profitto (di pochi): lo stesso utilizzo del concetto di Giustizia, intesa come merce e la riduzione dell’avvocato a figura di mero imprenditore, la dice lunga su ciò che ci aspetta; per questo, abbiamo coniato, per questa fase, lo slogan “la giustizia non è una merce. Il cittadino non ne è l’acquirente”.

Ben detto Roberto! Nell’affermazione dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici sta l’unica garanzia di futuro non solo per il nostro Paese ma di tutto il mondo globalizzato, dove tristemente dettano legge i poteri della finanza.

Per questi motivi oggi i giuristi democratici, così come i no-Tav, gli studenti e tanti lavoratori, intellettuali e non, saranno in piazza con la Fiom. Marchionne, Monti e il loro codazzo di politici alla ricerca di un’identità e del modo di conservare le loro prebende, non solo non ci rappresentano, ma dobbiamo trovare il modo di soppiantarli al posto di comando che stanno indegnamente ricoprendo, con danni e pericoli per tutti noi, il 99% o giù di lì della società. Compresi, ovviamente, i carabinieri…