La Chiesa aveva proibito le canzoni di Dalla al suo funerale, ma è successo di più, anzi di meglio: il suo compagno, in qualità di collaboratore (che escamotage intelligente e simpatico, degno della brillantezza di Dalla e della migliore goliardia bolognese) ha potuto leggere un testo del cantautore defunto, forse tra i più belli. Lo potete trovare su internet.

Il titolo “Le rondini” evoca già una leggerezza che fa invidia a qualsiasi uomo di Chiesa che si metta a commentare le parole del Cristo per spiegarci l’amore.

A me però, quando l’ho visto, ha ricordato un altro celebre e bellissimo poetico requiem (se così si può definire), quello dei famosi versi di Auden in un film memorabile…

Ammettiamolo: anche ai nostri occhi eterosessuali e “normali”, di chi ha il privilegio dell’aristocrazia dei sentimenti e dell’impunità della loro ostentazione, l’amore omosessuale davanti alla morte ha una tragicità maggiore e forse più autentica, specie se il contesto è una chiesa.

E’ un po’ la confessione di chi dice “fin qui, noi due, ce l’abbiamo fatta, nonostante tutto e tutti”. La testimonianza rara di un romanticismo eversivo.

Su, via, ammettiamolo: non ci fa vergognare dei tanti programmi televisivi pieni di vuote parole d’amore ronzanti come mosche?Delle stupide rime delle canzonette commerciali? Del pudore teorizzato, proclamato e sempre ipocritamente realizzato? Della banalità del chiacchiericcio sulle coppie che scoppiano e si riaccoppiano col solo gusto di poterne parlare davanti a una telecamera ?