Fabrizio Ferrandelli, candidato sostenuto da una parte del Pd e da alcune associazioni civiche ha vinto le Primarie del centrosinistra per il Comune di Palermo con il 33.79% (9942), staccando Rita Borsellino di 138 voti (9804). Nelle prossime ore si accerterà la regolarità del voto e si verificherà se ci sono stati brogli (e se sarà necessario, aggiornerò o modificherò questa analisi). In ogni caso, a prescindere dall’effettivo esito finale della consultazione, queste elezioni rappresentano un punto di non ritorno per la storia dell’istituto delle Primarie.

Anche se Rita Borsellino dovesse prevalere (di poco, in ogni caso) o se per assurdo le Primarie dovessero essere nuovamente annullate come è successo a Napoli l’anno scorso, il significato di questo risultato resta immutato. La competizione elettorale solleva almeno quattro questioni a cui il centrosinistra nazionale, e forse non solo il centrosinistra, deve rispondere subito.

1. Ha vinto il candidato che sostiene la necessità di confermare l’accordo con il Presidente della Regione Sicilia Raffaele Lombardo (Mpa, eletto con il centrodestra e ora alla guida di una coalizione sostenuta anche dal Pd): vuol dire che gli elettori del centrosinistra vogliono l’accordo?

La risposta è no. Come giustamente sottolineato da Pippo Civati, se sommiamo le percentuali di Rita Borsellino, sostenuta in modo congiunto dalle segreterie nazionali del Pd, di Sel e dell’Idv (33.32%) e quella di Davide Faraone, sostenuto dall’ala ‘renziana’ del Pd (27.08%), entrambi contrari all’accordo con Lombardo, raggiungiamo il 60% degli elettori. Eppure ha vinto un candidato che la pensa diversamente dalla maggioranza su un tema, peraltro, delicatissimo. Tenere unito il centrosinistra ora sarà molto complicato.

2. Esisteva un candidato appoggiato dai leader dei tre principali partiti del centrosinistra e ha perso: le Primarie sono l’unico modo, o comunque il migliore, per selezionare i candidati?

La risposta, pur paradossale, è . Le Primarie mostrano che non possono essere prese scelte unilaterali, calate dall’alto, e che probabilmente devono essere le federazioni locali dei partiti a scegliere caso per caso la strategia più giusta e decidere se appoggiare un unico candidato alle Primarie (come in questo caso) o, addirittura, se scegliere la via delle Primarie o quella dell’accordo politico per scegliere la leadership. Temo però che l’interpretazione di questo dato sarà esattamente opposta e la tentazione, d’ora in poi, sarà cercare comunque l’accordo nazionale e, forti di questo accordo, chiudere la porta alla consultazione popolare.

3. Le Primarie così come sono oggi funzionano?

La risposta è no e da oggi credo che ci siano pochi dubbi in merito. Ferrandelli ha vinto perché Lombardo ha mandato i suoi a votare? Anche se fosse, non ha commesso nessun reato. Le Primarie sono elezioni ‘interne’ e informali, non hanno alcun valore legale né regole statali che regolino le procedure. Per questo motivo non esistono vincoli: possono votare tutti. E non si può neanche parlare di reato di voto di scambio se qualcuno paga qualcun altro per andare a votare alle Primarie, come dichiarato dalla Digos. Nell’analisi bisogna dunque dividere in modo netto la variabile del voto esterno al centrosinistra (regolare) e quella dei brogli, ossia del condizionamento del voto attraverso una manipolazione del numero dei votanti o delle tessere elettorali. Aggiungo inoltre che il voto degli elettori esterni alla coalizione, oltre a non essere un reato, non è neanche un’anomalia dell’Italia (del Sud): sapevate che nel South Carolina i democratici hanno votato Gingrich alle Primarie dei Repubblicani perché convinti che fosse un avversario meno capace di sconfiggere Obama? Nelle Primarie aperte il voto ‘esterno’ è semplicemente un’altra variabile da gestire.

Come si risolve questo problema? Di certo non chiudendo la competizione ai soli iscritti ai partiti: a quel punto il voto si comprerebbe attraverso tesseramenti falsi e gonfiati, come abbiamo visto durante numerosi congressi locali del Pdl e come accade, a detta di molti, in tutte le forze politiche, a tal punto da aver indotto Alfano a chiamare questa pratica “un costo democratico“, evidentemente impossibile da estirpare.

La mia proposta è imporre il doppio turno alle Primarie quando il candidato vincente non supera il 50% del consenso. Si va al ballottaggio una settimana dopo. In questo modo si eviterebbe che dalle urne emerga un candidato non voluto dalla maggioranza assoluta dei cittadini e il condizionamento del voto dall’esterno sarebbe certamente più complicato, perché diventerebbe difficile attivare una macchina artificiale del consenso per due volte in soli sette giorni.

4. Se la vittoria di Ferrandelli dovesse essere confermata, è legittimo proporre un’altra candidatura del centrosinistra a lui alternativa?

La risposta in questo caso deve essere tassativa: no. Se accadesse, si creerebbe un precedente devastante, forse mortale, per le Primarie. Si comunicherebbe a tutti (cittadini, elettori, candidati), che il risultato di una consultazione popolare va bene solo quando il risultato è quello atteso. A quel punto verrebbe meno proprio il significato delle Primarie come momento di ascolto e di indirizzo degli elettori. Non si può uccidere la candidatura di Ferrandelli solo perché le regole del gioco sono al momento inique.