“Infine, solo un fesso o un ipocrita può sperare di ritrovare, nella foto degli abbracciamenti a Ferrandelli ieri notte, una traccia delle battaglie civili e politiche di questi anni. In prima fila, avvinghiati al giovanotto, c’erano l’ex sindaco di Gela Crocetta, l’ex grillina Sonia Alfano, l’ex di tante cose Beppe Lumia. Ciascuno di loro ha costruito un fortunato percorso politico in nome dell’antimafia”. Sono le parole con cui si chiude un intervento scalmanato da parte di chi non riesce ad accettare la sconfitta. Parole che peraltro danno il senso dell’incoerenza di questo qualcuno. Si tratta di Claudio Fava, dirigente nazionale di SeL. Proprio lui parla di casacche e di parrocchie? Quante ne avrà cambiate, in questi anni?

Si informi meglio, piuttosto, perché Fabrizio Ferrandelli, 31 anni, ha avuto una sola tessera di partito: quella di Italia dei Valori, partito per il quale si è speso anima e corpo, così come si è speso anima e corpo per Palermo e per la gente. Per i più deboli, per gli emarginati. Appare piuttosto chiaro che alcune carriere politiche sono giunte ormai al capolinea… però che tristezza chiudere così. Si poteva fare di meglio, no?

E quando, poi, Claudio Fava si è occupato della Sicilia? Lui, che offende i nostri percorsi, i quali oggi convergono ancora una volta nel sostegno al vincitore delle primarie palermitane. Quando? Per la sua città, Catania, mi sono battuta io, non lui. Io, giusto per fare un esempio, ho portato la politica (e l’opinione pubblica) ad occuparsi del “Caso Catania”, non lui.

Claudio Fava, e insieme a lui molti altri uomini d’apparato, non riesce ad accettare il risultato di queste primarie, che non solo sconquassa gli equilibri ma costringe le dirigenze dei partiti, direttamente responsabili della débacle di Rita Borsellino, a prendere atto di un dato incontestabile: i cittadini sono stanchi delle candidature scelte nelle segreterie. La politica si fa sui territori, nel rispetto dei militanti e della base dei partiti e movimenti politici, ma soprattutto ascoltando i cittadini. Questo è quello che ha fatto Fabrizio (non in campagna elettorale, ma sempre). Questo è ciò che lo ha reso diverso e che ha spinto tanti palermitani a chiedergli di cominciare quest’avventura insieme. Ritengo quindi che i partiti debbano avviare una profondissima riflessione, se non vogliono implodere del tutto. Lo avevo già detto in altre occasioni e lo ripeto. Sono finiti i potentati, la gente è stanca e vuole respirare aria di democrazia e di libertà, la gente ha voglia di partecipare e non vuole più avere il ruolo di spettatore che fa tanto comodo ai professionisti dei “poltronifici”.

Mi confortano le parole che mi ha detto questa mattina Antonio Di Pietro al telefono: “Adesso bisogna fare quadrato intorno a Fabrizio e vincere le elezioni”. Ma, al tempo stesso, mi imbarazza dover assistere alla parata di qualche solone della politica che, dopo decenni di “carriera” e  l’ennesima prevedibile sconfitta, non riesce a farsi da parte. Questi sepolcri imbiancati, nemmeno di fronte all’evidenza riescono a dire la cosa giusta, cioè “Bene, ha vinto Ferrandelli. Ora andiamo uniti verso la vittoria il 6 e 7 maggio”. Noi lo avremmo fatto. Io, Fabrizio, Beppe, Rosario, se avesse vinto Rita Borsellino (e lei lo sa bene), l’avremmo sostenuta al primo turno con la stessa determinazione che abbiamo dimostrato durante la campagna per le primarie. Non avremmo lesinato energie per battere la destra palermitana, principale responsabile dello sfascio di Palermo.

In queste settimane abbiamo ingoiato tanti rospi. Ci siamo sentiti dire, addirittura, che Fabrizio Ferrandelli era il candidato di Raffaele Lombardo! Consapevoli dello squallido tentativo di delegittimare il progetto dei palermitani che avevano scelto di stare accanto a Fabrizio, abbiamo tentato in tutti i modi di smentire questa castroneria. Abbiamo subìto persino gli insulti, e dei più pesanti. Fabrizio Ferrandelli, lo ripeto, non ha nulla a che spartire con Raffaele Lombardo. La sua candidatura nasce dall’unione di un foltissimo gruppo di cittadini stanchi di questa politica degli inciuci e delle poltrone a tutti i costi. E poi, la solfa dell’appoggio di “cracolumia” ha stufato. Dimentichiamo che Davide Faraone (tesserato del Pd) vota, insieme ad altri “onorevoli” che fanno riferimento al segretario regionale del Pd Lupo (tra i big sponsor di Rita Borsellino), gli atti del governo Lombardo?

Caro Fava, ricorda che c’è sempre uno più puro che ti epura. Oggi dovete soltanto imparare la lezione di un ragazzo di 31 anni che ha affrontato, con fermezza e coerenza, l’establishment e i sepolcri imbiancati di cui sto parlando. Purtroppo le sconfitte a volte portano a perdere il lume della ragione, e l’odio può accecare anche chi dovrebbe aver imparato sulla propria pelle che è un sentimento soltanto negativo: i familiari delle vittime di mafia. Chiediamocelo ancora una volta: se avesse vinto la Borsellino, chi avrebbe urlato ai brogli e alle votazioni inquinate? Nessuno. Se non si accetta la vittoria di un altro candidato, a cosa servono le primarie? Come specchietto per le allodole?

Se poi vogliamo insistere sui numeri e fare le pulci agli elettori, sappiate che n0n c’è nulla di più semplice: tutti coloro che hanno votato (pagando un euro a testa) sono registrati. Il Pd è perfettamente in grado di risalire all’appartenenza di ognuno dei votanti. Bisogna ricordare, però, che ieri  il coordinatore regionale del Partito democratico, Enzo Napoli, ha assicurato: “Tutto regolare, eventuali episodi dubbi sono assolutamente irrilevanti”. Noi, ieri sera, abbiamo girato per i gazebo fino a tardi. E non abbiamo visto nulla di quello che oggi i sostenitori della Borsellino denunciano, anzi, abbiamo incontrato tanta gente felice di poter esprimere liberamente la propria opinione!

Infine, solo le persone intelligenti riescono ad accettare una sconfitta, mentre soltanto uno stolto può dare la colpa agli altri della propria inadeguatezza.

Mi auguro che si possa ritrovare il buon senso e correre tutti insieme per Palermo. L’obiettivo dovrebbe essere comune: portare il centrosinistra al governo della quinta città d’Italia, che deve ritrovare la propria bellezza e la propria dignità. Io ci spero ancora.