Prima di partire, fischia un’ultima volta il pastore per accarezzare la testa del suo cane, condividendo con lui il ben fatto del radunato gregge. Poi terra e mare con un camioncino fattosi carovana, piena di profumati tesori, dove ascolta, una volta imbarcato, altri fischi di uomini capaci di navigare, mollare, attraccare. Nottetempo, al nostro mercato fiorentino, richiama la mia attenzione con un lungo sibilo di labbra che il suo fiato modula come affettuoso saluto, colpendo le mie spalle con il peso sostenibilissimo di una bella amicizia. Mi volto e lo vedo già muovere i passi verso di me, lo imito e le mani presto si incontrano, forti ma senza  alcuna banalità dimostrativa che alle volte scatta fra maschi vanitosi.

Ci sentiamo fratelli e ci vogliamo bene nel nostro mercanteggiare. Compro così da lui tutti i formaggi che mi ha portato, lo ringrazio per il regalato pane frattau di sua madre, per il mirto e poi lo vedo ridere e sorridere nel consegnarmi due maialini di 9 chili. Latte e radici hanno mangiato, non li drogare come fate sempre voi toscani, salali alla fine. E se ne va, come sempre fanno i sardi, sorridendo e pensando già al prossimo viaggio che li vedrà sul continente. Lo ringrazio commosso e non ascoltato. Il motore del furgone ammutolisce le mie parole ma non il suo sorriso, sottolineato da un cenno di mano.

Poi, come vedete dalla foto, non ho resistito. Sì è vero, sono toscano. Prima di cuocerlo in un forno a pane fatto calare fino a 130 gradi per sette ore, li ho farciti entrambi di salsicce freschissime e grassissime di Colle Val d’Elsa, aglio, salvia, rosmarino, un po’ di pepe e la scorza (altro regalo di un conoscente) di un cedro del Vesuvio. Solo allo scadere delle sette ore ho riacceso il fuoco per crocchiare, aiutato da uno spiedo, tutta la loro pelle. Ogni ora aggiungevo un mezzo litro di acqua che, amalgamandosi con la cottura dei grassi, si trasformava lentamente in una sugagna brunita che ho poi riaggiunto in un’enorme teglia di patate arrosto. Quest’ultime l’hanno assorbita tutta, diventando così la cosa più buona del mondo, ovviamente dopo il “maialino sardo”.  Ah sì, li ho salati, come mi era stato detto, solo alla fine dopo averli tranciati. Poi li ho condivisi e mangiati.