Un marito e una suocera uccidono una donna. La strangolano. La sua colpa è aver messo al mondo una bambina. La terza femmina non desiderata. E’ successo a una trentenne, Storay, in Afghanistan, nella provincia di Kunduz. Il marito l’aveva avvertita che se avesse partorito un’altra bambina e non gli avesse dato il tanto desiderato maschio, l’avrebbe uccisa. E così ha brutalmente mantenuto la promessa.

Questo è l’ennesimo episodio di abuso capitato in un Paese in cui le violenze sulle donne sono all’ordine del giorno. In particolare le donne che abitano nei villaggi e nelle zone rurali. Non stiamo parlando di qualcosa che è avvenuto in un’altra epoca, ma di ciò che avviene oggi, in alcune zone dell’Afghanistan, dove le donne sono ancora considerate inferiori. Schiavizzate dagli uomini e segregate in casa con il solo obiettivo di procreare. E come l’episodio sopra dimostra, il più delle volte maltrattate o persino uccise se mettono al mondo a altre donne.

Sul sito della Rawa, l’organizzazione che dal 1977 si occupa dei diritti delle donne afghane, si possono leggere i numerosi casi di questo tipo. Giorni fa era stato riportato ad esempio un altro caso altrettanto agghiacciante, quello della ragazza di quindici anni, Sahar Gul, picchiata e torturata dal marito trentenne perché si era rifiutata di prostituirsi. La ragazza era riuscita a fuggire e sporgere denuncia, ma era poi stata riportata a casa dalle autorità locali in nome delle consuetudini tribali dei matrimoni combinati. Qui era stata maltrattata anche dai suoi stessi familiari. Le erano state strappate le unghie e i capelli, ed era stata poi rinchiusa per sei mesi in una cantina priva di finestre e salvata poi per caso da un cugino. Spesso succede che le bambine afghane vengano date in mogli a degli uomini anche adulti. La legge afghana permette infatti alle ragazze di sposarsi all’età di 16 anni. Molte sono, però, quelle che si sposano anche prima e sono costrette a subire le violenze.

C’è stato anche l’episodio avvenuto lo scorso novembre vicino a Kabul, dove un gruppo di uomini aizzati dall’imam locale ha lapidato a morte due donne, una giovane vedova e la figlia, perchè considerate adultere.

Nell’ultimo anno, secondo la Commissione Indipendente dei Diritti Umani Afghani, sarebbero stati 2.700 i casi di violenze contro le donne. Il più delle volte sono vittime di abusi senza una motivazione. Semplicemente perchè sono donne.

La popolazione considera la sharia come l’unica legge valida. E le donne devono subirla e sottostare alla condizione di vivere prive dei principali diritti: diritto all’istruzione, diritto di poter scegliere il marito, diritto al lavoro. Private, insomma, delle minime libertà e costrette alle violenze.

Possibile, allora, che in alcuni Paesi, e in Afghanistan in particolare, l’uomo non riesca ancora ad accettare l’evoluzione del sesso femminile e arrivi persino a uccidere per la vergogna o il rifiuto di mettere al mondo una bambina?