…Tecnica?

Penso che una prima riflessione dovrebbe essere proprio sulla tecnica; non una tecnica particolare, ma proprio l’idea stessa di “tecnica”: qualcosa di pragmatico: che serve per passare dalla constatazione della realtà alla riflessione e viceversa;

il problema allora è: quale tecnica? E’ chiaro che la realtà, come si presenta ogni giorno, non è divisa in “materie”; ma è anche chiaro che, se si rompe un tubo nel bagno, non chiamo l’elettricista;

dunque ora, qui, in “questo paese” (oramai è così che lo chiamano tutti), siamo proprio sicuri che sia l’economia a essersi rotta? Dato che, a tirare un attimo indietro la testa, può anche sembrare che l’economia, in se stessa, funzioni fin troppo bene, e che in effetti produca danni proprio perché funziona “troppo” bene… per se stessa;

fatto sta che, proprio in “questo paese”, almeno dalla fine degli anni Settanta, non si investe granché più in quelle che una volta si chiamavano “scienze umane”; e, più specificamente, nelle scienze cosiddette “sociali”;

dunque “questo paese” ha di fatto smesso da un bel po’ di “guardarsi”; il che di fatto serviva, almeno fino a un certo punto, a programmare (progettare, implementare e valutare) i cosiddetti “servizi sociali”; i quali, in una società (che si vorrebbe) moderna (ma, a pensarci bene, in una società quale che sia) servono a distribuire il reddito; e creare (o, nel caso, distruggere) le varie forme possibili di… equità; … appunto.