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Fabio Scacciavillani
Chief Economist Fondo d'investimenti dell'Oman

Liberalizzazioni: il Cimento di Scilimonti

I passaggi storici, incluse le crisi, si possono analizzare a vari gradi di risoluzione. Immersi nell’Hellzapoppin di declassamenti, indignados, liberalizzazioni, manovre, Merkozy, lagrime e forconi sbiadisce il senso di come si siano aggrovigliati i nodi. Per riagguantare il bandolo aiuta salire su un punto di osservazione più alto. La terrazza interpretativa che preferisco ha un nome che non manderà in estasi i guru del marketing politico: “Postulato della Conservazione del Potere” o PCP: “Ogni politico, governante o potente ha come obiettivo primario la conservazione del potere e i benefici che ne derivano”.

Sintetizzando oltremodo, esistono due modi per mantenere il potere
:
1) Governare in modo onesto, trasparente, ed efficiente, delegando a persone competenti ciò che non si riesce a gestire nell’arco della giornata. Più specificamente: a) spendere i soldi dei contribuenti in modo oculato (attraverso procedure che selezionano chi ha maggiore competenza e fornisce beni e servizi di qualità), b) assumere chi è qualificato per una certa funzione; c) concentrarsi sui servizi pubblici essenziali come sanità, scuola, giustizia, viabilità, difesa, ordine pubblico affidando il resto a regole chiare e pulite.
2) Usare il denaro pubblico per favorire i propri scherani e comprare voti di quelli che non condividono le proprie idee ma sono disposti a lanciarsi senza troppe esitazioni e ancora meno scrupoli sul carro di chi elargisce prebende.

Il primo modo comporta impegno arduo e sforzo continuo. Bisogna individuare la soluzione migliore, implementarla, allocare le risorse, comunicare, convincere, rendersi conto degli errori, imparare a correggerli, essere imparziali e spesso umili. Il secondo è decisamente più agevole. Ci si circonda di nullità pronte a prostrarsi e adulare, si arruolano servi mettondoli a libro paga dello Stato, si infiltrano gradualmente le istituzioni con individui che al di fuori della politica farebbero la fame. Ancora meglio se sono ricattabili e custodiscono scheletri fin sugli attici vista Colosseo o nelle barche intestate a prestanomi. Poi si opera all’ingrosso lisciando il pelo a lobbies di varia natura, dalla Chiesa ai sindacati, dalle banche ai dipendenti pubblici, dai costruttori ai notai, via via fino alle pro loco di paese. Ma quasi mai basta, perché l’odore della pastura attira altri squali e parassiti. Esaurite le lobbies si coinvolgono mafie, camorre, ndranghete, servizi deviati, magistrati compiacenti.

Senza paletti istituzionali ferrei il sistema si indirizza verso il secondo metodo di governo perché quando i voti si possono comprare impunemente il politico marcio elimina quello onesto. Il potere inetto si perpetua e diventa autoritario: con i voti si arriva ai centri di spesa, con la spesa si gonfiano urne ed accoliti.

Il sistema numero 2 però incontra un limite: le risorse non sono infinite. Per mantenere sazie clientele, cricche e cosche bisogna spolpare qualcun’altro. Il sistema economico si atrofizza: alle parti sane vengono sottratte o estorte risorse. Siccome a nessuno piace la parte dello spolpato, si moltiplicano richieste di sussidi, privilegi, esenzioni e quant’altro. Chi non ha una lobby se la crea. La spesa pubblica che esplode è il riflesso contabile della degenerazione etica mentre la democrazia diventa un simulacro come nella Russia di Putin o nel Nicaragua di Somoza.

Entrare nella moneta unica equivaleva ad una promessa di restaurare i paletti istituzionali e morali divelti dai vari Craxi e Andreotti, modernizzare il paese e renderlo migliore sia nella parte pubblica che in quella privata. Invece i politici hanno interpretato il beneficio economico dell’ingresso nell’euro (grazie a una decisione politica della Francia) come il via libera per un radioso futuro di ulteriore corruzione e assalti alla diligenza.
E’ questo l’intreccio di nodi venuto al pettine in estate. Ma i denti del pettine berlusconiano si sono rivelati troppo deboli di fronte al disastro economico e alle resistenze di chi non intendeva mollare l’osso. Quindi per recidere i nodi ci si è rimessi ad uno che (sulla carta) non ha famigli da foraggiare e quindi è in grado di rapare zazzere e rimuovere pidocchi.

A dicembre però il sobrio aspirante tosatore si è limitato a una manovra tremontian-democristiana che non ha affrontato nessun nodo e probabilmente ha peggiorato la sostenibilità dei conti pubblici (infatti gli spread sono rimasti alti) perché sacrifica ancora più risorse sull’altare dello spreco (a proposito, non ha ancora risposto sulle uova di struzzo regalate dalla Alemanno). Insomma la maledizione del PCP sembrava aver colpito sotto la coltre di loden cavalcando l’ircocefalo Scilimonti. Ieri con il timido decreto sulle liberalizzazioni imposte a viva forza dall’Unione Europea, il convoglio di professori, burosauri e boiardi di lungo corso imbocca riluttante la direzione giusta. Vedremo fra due mesi cosa mai uscirà dal canyon del Parlamento dove sono appostati gli Scilipoti e i Cosentino.

Rimane la questione fondamentale di cui nemmeno si parla: i paletti legali ed istituzionali per favorire il passaggio stabile dal metodo 2 al metodo 1. Ad esempio buio totale sulle Convenzioni penale e civile del Consiglio d’Europa sulla corruzione, facili e semplici da recepire: la legge è già bella scodellata. Secondo il PCP anche gli uccellini montani coltivano ambizioni. Questo e’ legittimo. Ma non è irrilevante il metodo con cui le vorranno perseguire. Altrimenti dalla Fase 2 si passerà alla Farsa 2, prologo della Tragedia Finale.


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