Potessi, nella prossima vita nascerei lupo. A costo di essere impallinato.

Duccio Berzi si occupa dal 1993 di lupi. Negli ultimi anni si è dedicato principalmente a mettere a punto e realizzare sul campo interventi di prevenzione per la mitigazione del conflitto, lavorando a fianco di allevatori di tutta la Toscana. Questo il suo contributo.

Sono ormai alcuni mesi che uno degli argomenti di cronaca più dibattuti in tutta Italia è la questione dei lupi. Lupi che circondano i casolari intimorendo i residenti, lupi che minacciano la sopravvivenza degli allevamenti, lupi che terrorizzano bambini ed anziani alle porte dei paesi. Prendendo spunto da alcuni dati e da episodi avvenuti recentemente la Commissione Agricoltura della Camera ha approvato all’unanimità nel mese di luglio un documento ove si consentirebbe, se diventasse legge, l’abbattimento dei lupi “per prevenire danni importanti al bestiame”.

Quest’atto ha innescato un dibattito molto acceso tra ambientalisti, allevatori, cacciatori, dal quale la politica non si è sottratta e che a tutt’oggi non accenna a placarsi. Le domande sono sempre le solite: ma quanti sono questi lupi? Sono davvero troppi? E quanti danni creano? Dobbiamo ancora proteggerli o è necessario contenerli? E ancora: sono pericolosi per l’uomo? È possibile conviverci arginando i danni alla zootecnia? È un balletto di cifre, tutto italiano, anche dietro alla “questione lupi”. Proviamo a fare un po’ di chiarezza sulla questione. Partiamo dal numero di animali presenti sul territorio nazionale.

“Contare” (o meglio “stimare”) i lupi è una operazione complessa e costosa ma è il dato di partenza per impostare qualunque tipo di intervento. I dati ufficiali parlano di circa 600-800 animali in tutta la penisola. Ma di contro le indagini condotte a livello locale indicano densità sensibilmente maggiori. Sono di più, ma quanti? Dopo 40 anni di ricerche e un sacco di risorse spese non ne abbiamo una idea. Andiamo avanti. È comunque inutile sapere quanti lupi ci sono, se non conosciamo come stanno. Ma anche qui la situazione è molto “italiana”. Non ci sono dati a disposizione sulla mortalità, i lupi trovati morti finiscono all’inceneritore nel migliore dei casi. Quindi non sappiamo quanti ne muoiono, dove e perché. Sappiamo solo che i casi di bracconaggio sono una enormità, in un paese che si vanta di proteggere più degli altri questo animale.

Passiamo al conflitto con la zootecnia. Anche qui in sostanza non esistono dei dati realistici che possano oggettivizzare quello che è il livello del conflitto a livello nazionale. La forbice è davvero ampia: si passa da 2.500 animali predati ogni anno dichiarati da Coldiretti a 50.000 euro anno per il danno subito a livello nazionale indicato da Enpa. Dove sta la realtà? Possibile affrontare il problema con questi dati?

E poi il capitolo della pericolosità della specie: il lupo è davvero pericoloso per l’uomo? Secondo i dati ufficiali, negli ultimi due secoli non esiste caso documentato in Italia. Ma questo dato pare non essere abbastanza rassicurante, o forse viene semplicemente ignorato.

Infine: la convivenza è possibile? Ci sono delle esperienze positive, come quelle realizzate in provincia di Firenze e Pistoia dall’Associazione Allevatori insieme alle amministrazioni provinciali, in cui con la realizzazione di specifiche recinzioni elettrificate i danni si sono ridotti del 94%. Cani e strumenti elettronici, se scelti adeguatamente e utilizzati con criterio, possono anch’essi rappresentare una soluzione reale.

E’ vero che questi interventi rappresentano un costo per l’allevatore sia in termini di realizzazione che di manutenzione, ma rappresentano una scelta sicuramente promettente. In questo contesto tipicamente italiano, in cui da una parte si finanziano progetti di conservazione e dall’altro si approvano documenti che preannunciano abbattimenti, sono sempre più forti i cori di chi chiede di risolvere la situazione imbracciando i fucili, ignorando le esperienze, anche europee, che sono state in questo senso illuminanti: abbattere i lupi non risolve i problemi con gli allevatori, è un atto di propaganda con valenza demagogica che contribuisce solo ad esacerbare gli animi. Come se in Italia ce ne fosse bisogno.

Il lupo è il predatore selvatico più problematico che abbiamo in Italia, ma anche la specie che più affascina per i profondi legami storici e culturali nonché per le similitudini che ha con il genere umano. Semplicemente per vederlo, c’è chi si sobbarca viaggi e disagi impossibili, così dall’altra c’è chi rischia la propria fedina penale per eliminarlo. È una specie che non accetta mezze misure. Genera passione o terrore, si ama o si odia, non accetta la normalità. E la normalità in Italia, anche nella gestione faunistica, è purtroppo una strada difficile da percorrere.

Foto di Duccio Berzi