Il vicesindaco di Torino Tom Dealessandri

Si precisa che l’avv. Giancarlo Gallo, Responsabile degli acquisti in Amiat spa al momento dei fatti oggetto dell’articolo stesso, è stato indagato unicamente per il reato di turbata libertà degli incanti per una vicenda diversa da quella descritta nell’articolo. Con sentenza del 6 luglio 2012 – divenuta definitiva con il passaggio in giudicato – l’avv. Gallo è stato comunque assolto con formula piena dal Tribunale di Torino per non aver commesso il fatto.

“Non abbiamo bisogno di dimostrare nulla. Lo dicono i fatti che noi siamo integerrimi”. La giunta comunale di Torino non vuole passare come poco attenta al problema della corruzione. A parlare con ilfattoquotidiano.it sulla vicenda delle tangenti all’Amiat, denunciata da Raphael Rossi, è il vicesindaco della giunta di Piero Fassino, Tom Dealessandri, già vice di Sergio Chiamparino dal 2006. “Conosco bene la vicenda”, dice a inizio del colloquio in cui spiega la scelta del Comune di non costituirsi come parte offesa nel processo che comincia giovedì.

In aula al Palazzo di Giustizia, di fronte ai giudici della Prima sezione penale e di fronte al pm Carlo Pellicano, ci saranno Giancarlo Gallo, direttore acquisti dell’Amiat (azienda torinese di smaltimento rifiuti, partecipata al 100 per cento del Comune di Torino), insieme a Giovanni Succio, Carlo Gonnella e Giorgio Malaspina, dirigenti della VM Press. Sono accusati di tentata corruzione: nel 2007 offrirono denaro a Rossi, ex vicepresidente del cda dell’Amiat, in cambio dell’acquisto di un macchinario, che lui considerava inutile e troppo costoso. Anche l’accusatore sarà seduto ai banchi, come parte offesa, insieme alla società di cui era amministratore. Mancherà Giorgio Giordano, l’ex presidente del cda della partecipata: il 4 febbraio 2011 ha patteggiato una pena di dodici mesi ed è uscito dal processo. E mancherà il Comune. Un’assenza che ha suscitato la polemica di Rossi.

Dealessandri, vicesindaco con delega all’avvocatura (ente col compito di assistere il Comune nelle controversie legali), spiega le tappe della decisione: “Ho avuto un indirizzo da parte del consiglio comunale di valutare la costituzione di parte civile”. Il 29 novembre 2010 il consiglio aveva approvato all’unanimità una mozione con cui impegnava la giunta Chiamparino ad intervenire sull’Amiat affinché entrasse nel processo come parte lesa. “La presa di posizione politica c’è stata. C’è un’assoluta vicinanza a Rossi e per noi la corruzione è un fatto non solo condannabile, ma che non può esistere”.

Però la vicenda andava valutata nel merito giuridico. “Abbiamo chiesto un parere tecnico all’avvocatura perché Amiat è una S.p.a., un ente giuridicamente riconosciuto. Per chiedere la costituzione di parte civile e vedersi riconosciuta la richiesta bisogna dimostrare di aver subito un danno. Il danno d’immagine è contro l’azienda, che infatti si è costituita, e non contro il Comune”. La Città avrebbe potuto costituirsi solo in un caso diverso: “Se Amiat fosse stata un ente comunale e non una partecipata avremmo avuto tutte le carte in regola per entrare nel processo”. Un tecnicismo che Rossi ha bollato sul suo blog come “iper-burocratizzazione del pensiero”.

Ma perché non provare, almeno per dare un segnale ai cittadini? “Noi non proviamo – risponde – Quando ci costituiamo è perché pensiamo di avere tutte le carte in regola, anche per rispetto verso la magistratura”. Sulla ‘freddezza’ istituzionale, “quell’iper-burocratizzazione del pensiero”, replica così: È Rossi che ha fatto polemica con noi, è lui che è andato da ‘Report’. Non ne ho mai capito la ragione”. Forse l’accusatore – che dopo la denuncia si è messo al servizio della procura per acquisire prove – si aspettava più solidarietà e sostegno, anche solo per dare un segno ad altre persone che si trovano coinvolte in casi simili. “Abbiamo apprezzato il suo impegno il giorno stesso in cui ce l’ha detto, lo stesso in cui sono stati arrestati l’ex presidente del cda dell’Amiat Giordano e i dirigenti dell’azienda, poi scarcerati per il vizio di forma della procura”, ricorda Dealessandri.

E infine conclude: “Mi dà fastidio che si dicano cose inesatte sul nostro operato e sul nostro modo di agire. Noi in dieci anni con Chiamparino, ora con Fassino, non abbiamo avuto nessuno processo riguardante qualcuno dell’amministrazione per tangenti o corruzione – afferma il vicesindaco di Torino -. Non abbiamo bisogno di dimostrare nulla. Lo dicono i fatti che noi siamo integerrimi, non può dipendere solo dalla richiesta di costituzione di parte civile”.