Con Decreto Ministeriale del 27/12/2011 è stato promulgato il nuovo bando per i Progetti di Ricerca di rilevante Interesse Nazionale (PRIN). Da oltre 15 anni il PRIN costituisce il principale strumento per il finanziamento pubblico della ricerca ed è assegnato su criteri meritocratici, basati sulla qualità dei progetti presentati e sulla precedente attività scientifica dei proponenti.

Il sito del Ministero dell’Università e della Ricerca dedicato al PRIN e gestito dal consorzio Cineca  è abbastanza ben ordinato e contiene molte informazioni interessanti. Ad esempio vi si può trovare che in passato sono stati finanziati in media tra il 20 e il 30% dei progetti presentati (negli ultimi cinque anni tra 500 e 1200 progetti finanziati su 3100-3900 presentati), sebbene fossero stati giudicati meritevoli di finanziamento circa il 75% dei progetti presentati (questo dato è un po’ nascosto; per il PRIN 2008 si puo’ consultare la statistica delle valutazioni a questo link , considerando che il progetto è giudicato sufficiente se ha un voto di almeno 48/60): ovvero non basta essere bravi e meritevoli, bisogna essere più bravi e più meritevoli degli altri.

Questo modo di procedere è sempre stato discutibile: se il 75% dei ricercatori italiani presenta progetti meritevoli e soltanto il 25% viene finanziato, cosa dovrebbe fare la maggioranza dei bravi, meritevoli ma non finanziati, pari alla metà della forza lavoro del settore, smettere di lavorare? Alcuni potrebbero suggerire il loro licenziamento: ma l’Italia ha molti meno addetti degli altri paese di area euro e ha dei fabbisogni di ricerca non comprimibili, basti pensare che la maggioranza dei ricercatori è inquadrata nei ruoli della docenza universitaria e che quindi oltre alla ricerca contribuisce a formare i professionisti di cui lo Stato ha bisogno.

Le norme del bando PRIN 2011 prevedono un inasprimento dalla situazione perché stabiliscono dei limiti minimi al finanziamento richiedibile: se questi limiti fossero rispettati, sarebbe possibile finanziare soltanto 220 progetti di ricerca in tutto, tra un quarto e un terzo del numero finanziato in ogni anno del quinquennio precedente. E’ chiaro che questa impostazione trasforma una meritocrazia già esageratamente severa in elitarismo: se saranno presentati 3000 progetti e se ne finanzieranno soltanto 220 il tasso di successo sarà del 7% e, supponendo che la qualità dei progetti rispecchi quella degli anni scorsi, saranno scartati più di 2000 progetti meritevoli. A chi giova?