Capodanno 2012 si apre con il consueto bollettino: due morti e quasi seicento feriti a causa dei botti, dei proiettili vaganti, dell’arsenale di una guerra di fine anno che si ripete ogni volta precisa e ignorante. Nei giorni precedenti molti sindaci avevano vietato di spararli, anche per salvaguardare gli animali, e il numero dei comuni era aumentato fino ad arrivare a una cifra complessiva di ottocento.

Quindi sarebbe stato normale aspettarsi un bilancio “calmierato”. In seguito alla sorveglianza messa in atto in queste città ci sono stati molti multati, ma sono stati più numerosi coloro che hanno infranto il divieto, beffardi e irriverenti.

Sarebbe auspicabile che i botti di fine anno venissero vietati in tutti i comuni d’Italia attraverso una legge che ne sancisca in maniera definitiva l’illegalità. Tra l’altro sembra che una delle vittime sia stata colpita da un proiettile vagante. A volte infatti qualcuno ha la brillante idea di salutare il nuovo anno con vere armi da fuoco.

Poi però, per evitare che succeda come quest’anno, cioè che, stabilita una regola essa venga puntualmente disattesa, andrebbero sensibilizzati i cittadini sugli effetti nefasti su bambini, uomini e anche sugli animali. Alcuni semplicemente fuggono, ma di questi molti non faranno ritorno.

Sono a rischio i nostri animali domestici ma anche i randagi, quelli che non sono protetti dalle nostre cure bensì vagano indifesi e in balia di scherzi, in mezzo all’indifferenza di chi non si fa scrupoli nei confronti dei propri simili, figuriamoci nei confronti degli animali.

Non solo cani e gatti, ma anche volatili, cavalli e piccoli roditori. I primi dati riferiti dall’Aidaa (associazione italiana difesa animali e ambiente) parlano di circa 250 tra cani e gatti, ma sono le prime stime.

Su Facebook sono stati numerosi gli status e gli interventi di protesta riguardo al fenomeno. Un particolare intento provocatorio ha il video del trainer e comportamentista animale Claudio Mangini, animal trainer, reduce dal red carpet del 68simo Festival cinematografico di Venezia con i due film cui ha partecipato, insieme ai suoi animali.

Il breve filmato, pubblicato sul suo canale youtube nelle prime ore del pomeriggio e poi largamente condiviso in pochissimo tempo fino ad arrivare alle 80.000 visualizzazioni in un giorno (http://www.youtube.com/watch?v=HCcuV_GlP4A&list=UURVjPA5-ilBq8tDmJJ710cg&feature=plcp) si apre con l’immagine di un cagnolino tremante, uno dei suoi cani, Schnaps, border collie di fama mondiale poiché protagonista di svariati film (tra cui appunto le due pellicole su citate). L’inquadratura si sposta poi sul primo piano dell’animal trainer toscano che illustra gli effetti devastanti dei botti sui cani e termina con il suo sonoro e ripetuto “vaffanculo” a chi spara i petardi.

Claudio Mangini ha successivamente pubblicato una nota sulla sua pagina Facebook per ringraziare tutti coloro che numerosi gli hanno scritto in risposta al suo video. Probabilmente nemmeno lui si aspettava di sortire un tale effetto “virale”, sintomo evidentemente di una esigenza diffusa e condivisa e per troppo tempo disattesa.

Il video ha sollevato un vero e proprio vespaio in cui non sono mancati i soliti idioti che inneggiavano alla violenza nei confronti degli animali”. E ancora più avanti scrive: “Al di là delle strumentalizzazioni – inevitabili, e a cui ero preparato – sono felice del fatto che di questo problema se ne sia parlato e se ne continui a parlare.

Con molta probabilità si sono smosse delle coscienze; e se sono riuscito a fermare anche un solo petardo per il futuro avrò comunque contribuito nel mio piccolo a quella evoluzione che tutti i proprietari di animali attendono da sempre”.

Se al posto di fare marketing cinofilo, divisioni tra i “buoni” e i “cattivi, i professionisti del settore fossero uniti e facessero fronte comune contro un problema che dovrebbe stare a cuore in primis a loro, avremmo già fatto un enorme passo avanti nella risoluzione del problema.

Propongo quindi l’istituzione di una tavola rotonda (così non c’è capotavola e nessuno si mette in testa strane idee di strumentalizzazioni e facili sciacallaggi commerciali, nda) a cui dovrebbero partecipare tutti i cinofili italiani. Dai Guru, ai cinofilosofi, dagli animal trainer, ai cinofili; dagli addestratori, agli allevatori, passando per gli educatori e arrivando alle varie sigle associative.

Ognuno metta sul tavolo le proprie competenze e possibilità a favore di un progetto comune da presentare alle istituzioni.

Ci state?

Non resta che augurarci che l’appello venga accolto in una legge statale e che il prossimo fine anno 2012 veda applicata una norma che riguarda prima di tutto il nostro buon senso e la nostra umanità per la salvaguardia di uomini e animali.