Libero taxi in libero Stato; e, per di più, gratis. Salire e scendere dal taxi a piacimento, senza pagare una lira (e tanto meno un euro): e potendo, a bordo, acquistare un caffè, un maritozzo e magari pure il giornale. Mi fermo qui, che se no i miei amici taxisti romani, con cui litigo neppure troppo bonariamente più d’una volta al giorno, e pure Paolo il mio edicolante ci restano male.

Mica stiamo a parlare dell’Italia, e figuriamoci se di Roma. Al posto di lira, leggete franco. E al posto di maritozzo ‘croissant’. La novità dei taxi gratis è francese, parigina: l’idea l’ha avuta un imprenditore d’origine extra-comunitaria, Kheir Mazri, che, dall’inizio della settimana, schiera la sua flotta di risciò elettrici, perfettamente eco-compatibili, 24 ore su 24, 7 giorni su 7, lungo gli itinerari di 12 autobus della Ville Lumière (150 punti di salita e discesa).

L’iniziativa si chiama, senza lasciare nulla all’immaginazione, ‘Taxi gratuit’, papale papale. Come l’hanno presa i taxisti parigini? Male -tutto il mondo è paese, anche se Mazri cerca di rabbonirli spiegando,a destra e a manca, che i suoi risciò non fanno concorrenza ai taxi veri e propri, quelli –tanto per intendersi- che si pagano, perché, muovendosi lungo percorsi fissi, non ti portano proprio dove vuoi, ma ti avvicinano solo alla meta. E poi le vetture classiche sono più confortevoli quando piove, nevica, tira vento o fa un freddo boia.

La risposta del pubblico, i primi giorni, è stata entusiastica. Se il successo si manterrà nel tempo, Mazri vuole esportare i suoi risciò in altre città europee e pure a Roma e a Milano (sempre che, nel frattempo, il professor Monti sia riuscito a liberalizzare qualcosa in Italia). Ma ci dev’essere un trucco: se tutto è gratuito, chi paga? “La pubblicità –spiega l’imprenditore-, oltre al ricavato delle vendite a bordo”. Venga a prendere il the da noi, sul risciò: per un euro, ti danno pure un pasticcino.