Il presidente Napolitano ha chiarito ieri il suo punto di vista circa la soluzione della crisi di governo del novembre scorso e circa lo stato della democrazia nel nostro Paese, precisando che sentì suo dovere evitare le elezioni anticipate e che la democrazia non è sospesa in quanto c’è un Parlamento che approva le decisioni dell’esecutivo.

Niente da eccepire sul primo punto, trattandosi di una sua scelta personale presa con estremo rigore nell’ambito dei poteri datigli dalla Costituzione. Sul secondo punto, invece avrei da eccepire; è vero che formalmente abbiamo un Parlamento regolarmente eletto e in carica, che può in ogni momento decidere se approvare le scelte del governo oppure costringerlo alle dimissioni e quindi formalmente la democrazia non è sospesa, tuttavia la sostanza è un po diversa.

Nella realtà delle cose, infatti, quello che sta avvenendo sotto gli occhi di tutti è piuttosto chiaro: per la maggior parte, i partiti si sono autosospesi da quello che è il ruolo per il quale dovrebbero essere stati concepiti in una democrazia rappresentativa e cioè quello di sostenere le istanze dei propri elettori; rinunciano a presentare emendamenti, limitandosi a “ordini del giorno” e votano la fiducia dichiarando da prima che l’avrebbero votata comunque. Inoltre questa autosospensione è unilaterale , non chiesta dagli elettori e in parecchi casi va addirittura contro la volontà dei propri elettori almeno a giudicare da quello che questi scrivono sul web.

Quindi qui si è inceppato e parecchio il meccanismo per cui, in una società diversa dalle piccole comunità dove si può convocare tutto il popolo in assemblea, gruppi più o meno omogenei delegano alcuni eletti a rappresentare le proprie istanze mediandole con quelle degli altri gruppi. Si è inceppato ancora di più in quanto l’esecutivo ha una composizione non troppo multiculturale e per di più ha una visione molto precisa del futuro a cui questa nazione deve tendere e non vuole mettere in discussione questa visione.

Mi riferisco, per quelli a cui fosse sfuggita, a una dichiarazione che il Sen. Monti ha fatto durante uno dei suoi viaggi in Europa e riportata, tra gli altri, dal Sole 24 Ore.com il 9 Dicembre: “Colgo però l’occasione per sottolineare che, mentre in certe manovre finanziarie del passato, l’unica cosa che non si poteva toccare era il saldo, qui la cosa è più ambiziosa, perché certamente non si può toccare il saldo, ma ci sono riforme strutturali e una visione nostra, del governo, di distribuzione dei carichi”.

Qui siamo usciti dalla gestione dell’emergenza per arrivare all’attuazione di una propria visione sulle modalità di vita futura della nazione che non prevede il negoziato o la permuta, per esempio, di una Imu con un accordo fiscale con la Svizzera, anche se fosse a pari saldo.
Ma se l’Esecutivo, non composto da eletti, ha una sua visione da mettere in atto senza lasciare spazio a discussioni, se il Parlamento firma cambiali in bianco sulla fiducia anziché rammentargli che in una democrazia non può essere presa per buona e conseguentemente attuata la visione di un piccolo gruppo (questo di solito succedeva nelle monarchie), se i partiti restano sordi ai segnali di dissenso dei propri rappresentati, la democrazia rappresentativa non è di fatto, nella sostanza, sospesa?

Poi è anche possibile che, anche senza immediato riscontro, il governo e i partiti stiano facendo quello che la maggioranza della cittadinanza considera giusto, ma forse anche no. La risposta ce la daranno solo le elezioni che prima o poi faremo, auspicabilmente con una diversa legge elettorale. Ma forse sarebbe anche auspicabile quanto prima fare un altro passo verso l’effettiva attuazione della democrazia rappresentativa e cioè eliminare dalla Costituzione l’Art. 67, Titolo V, Parte seconda, che lascia liberi i membri del Parlamento da qualsiasi vincolo di mandato da parte degli elettori, perché mai come in questo momento la sensazione è che se interpellati gli elettori chiederebbero cose ben diverse da quelle che si vedono fatte.

E prego di non ribattermi che il governo tecnico ha il compito di fare, nell’interesse dei cittadini, cose necessarie che questi non vogliono e che i partiti non farebbero, perché a una nazione democratica in senso vero viene riconosciuto sempre e in ogni circostanza il diritto di autodeterminarsi, in qualsiasi direzione essa decida di andare, anche se fosse apparentemente sbagliata, anche se contemplasse di uscire dall’euro.