Torno dal Perù, dopo una settimana di missione per conto di Dio, e scopro che l’Italia esiste ancora. Se anche avessi voluto dimenticarmela, del resto, ci avrebbero pensato i miei ospiti peruviani a ricordarmela, chiedendomi ossessivamente della nostra situazione politica. Voi cosa avreste risposto? Io dicevo che le cose vanno bene, che è cominciata la nostra transizione alla democrazia: ma i miei amici peruviani non capivano – càpita pure ai miei tre lettori di qui – che il sarcasmo è rimasto l’unico approccio decente alla politica italiana.

Tocqueville, che era Tocqueville, andò negli Stati Uniti per cercare di capire qualcosa della situazione francese dei suoi tempi. A me, inutile dirlo, non è neppure passato per l’anticamera del cervello di andare in Perù per capire qualcosa della situazione italiana: al contrario, avevo solo la sensazione di scappare. Eppure, dài e dài, parlando con gli amici di lì e facendo rapidi confronti, probabilmente favoriti invece che ostacolati dalla privazione dei media italiani, è finita che qualcosa l’ho capito lo stesso.

Il Perù è effettivamente un altro mondo: ma qualche somiglianza c’è. Anche loro hanno avuto il loro uomo forte, Alberto Fujimori, oggi detenuto in un carcere di massima sicurezza dopo due condanne a complessivi trent’anni per corruzione e violazione dei diritti umani. Questa, peraltro, non è la sola differenza con il nostro ultimo Uomo del Destino. El Chino, come lo chiamano i peruviani, ha davvero realizzato, e non solo predicato, un piano sistematico di privatizzazioni. Risultato: un notevole sviluppo economico, benché inferiore a quello del Brasile di Lula, e un drastico peggioramento della qualità della vita.

Per dirne solo una, la megalopoli di Lima, oltre nove milioni di abitanti, è percorsa giorno e notte da un esercito di taxi impazziti – naturalmente senza tassametro, sennò che privatizzazione sarebbe – i cui conducenti riescono a malapena a sopravvivere, pagando i prestiti usurari contratti con le banche per acquistare il taxi, ma ancora ringraziano el Chino per avergliene fornito l’opportunità. E qui sta la cosa principale che ho capito: lo sviluppo economico è importante, ma l’ambiente, la qualità dell’esistenza, e anche la dignità personale, lo sono di più.