Visto che il nuovo Governo sta preparando tagli alla spesa pubblica e nuovi prelievi fiscali, diciamolo subito: questa volta i sacrifici li deve fare anche il Vaticano. In realtà si tratta semplicemente di eliminare privilegi che alimentano un fiume di denaro che finisce nelle casse della Cei e dintorni, una vera e propria “tassa” pagata con i nostri soldi.

Basterebbe eliminare l’otto per mille e altre immotivate esenzioni fiscali per far risparmiare allo Stato tra i due e i tre miliardi di euro all’anno. È oramai anche una questione di “equità”, non solo di visione dei rapporti tra Stato e Chiesa.

Si vuole davvero reintrodurre l’Ici per la prima casa? Non si pensi di farlo lasciando esenti le attività commerciali degli enti ecclesiastici! Mantenere privilegi ingiustificabili non sarebbe compreso dall’opinione pubblica e indebolirebbe un Governo già tacciato di avere il Vaticano tra i suoi referenti.

E ricordiamolo, non vogliamo tassare le parrocchie bensì chi – sotto le insegne ecclesiastiche – fa profitto con alberghi, cliniche e ristoranti. Chi ha dei dubbi, guardi il video qui sotto.

Quindi coraggio, presidente Monti, lei sa bene che si tratta di concorrenza sleale e che la Commissione europea ha un’istruttoria in corso proprio su questo a seguito della denuncia dei radicali Turco e Pontesilli.

Questa estate si è per la prima volta rotto il tabù e finalmente è iniziato un dibattito pubblico sulla “tassa Vaticano”. Eravamo in agosto, servivano soldi per la manovra finanziaria: si tagliava di tutto ma non i privilegi degli enti ecclesiastici. Un’ingiustizia che ha mobilitato 150 mila persone su Facebook e fatto scrivere editoriali in prima pagina sul Corriere della sera, il Sole 24 ore, il Giornale, Libero, La Stampa, oltre alle campagne di verità condotte da Il Fatto e Il Manifesto.

Insomma, non si troverebbe solo; peraltro, avere dei Ministri “graditi” oltretevere potrebbe paradossalmente rendere tutto più facile perché di certo nessuno vi accuserebbe di essere dei “mangiapreti”. Occorre, però, passare dalle parole ai fatti. Se non ora, quando?