Entro in politica altrimenti mi fanno fallire e rischio la galera”, confida B. a Enzo Biagi alla vigilia della nascita di Forza Italia. Per Giuliano Ferrara, il Cavaliere “entra in politica per salvare la sua libertà e persino la sua vita”. Da quel giorno sono passati 18 anni e l’impero che B. si è costruito, grazie a leggi ad personam e a regolamenti del sistema radiotelevisivo a senso unico, si sta sgretolando attorno alla sua incapacità di abbandonare il potere che, come ha detto Andreotti, “logora ma è meglio non perderlo”.

B. è il primo ministro più sputtanato al mondo, con una squadra di governo che definirla imbarazzante è una gentilezza. Il ministro Romano è indagato per concorso esterno in associazione mafiosa; la Gelmini è convinta che tra Ginevra e il Gran Sasso vi sia un tunnel sotterraneo di 730 chilometri; Brunetta che per semplificare propone di abolire la certificazione antimafia; il ministro Romani (che più dipendente di così non si può) prima tenta di impedire l’entrata di Sky nel digitale terrestre, poi si inventa un concorso di bellezza (Beauty Contest) per assegnare 6 multiplex di frequenze a titolo gratuito (unico paese in Europa), dove Rai e Mediaset non avranno concorrenti, invece di considerare le frequenze un bene pubblico in grado di portare alle casse dello Stato oltre 4 miliardi di euro.

Mediaset ha già perso in Borsa 1,5 miliardi, da aggiungere ai 540 milioni che la Fininvest ha dovuto pagare a De Benedetti per il lodo Mondadori. L’entrata di Mediaset in Endemol (la più importante società produttrice di format), è stata un bagno di sangue. Con ogni probabilità B. sarà costretto a cedere le azioni alle società creditrici al 50% di quanto pagato. L’unica roccaforte (nonostante un calo dall’inizio dell’anno dell’8%) rimane la pubblicità che, nonostante le quotidiane sconfitte negli ascolti, porta un utile netto di 146 milioni (meno 95 rispetto allo scorso anno), ancora nettamente superiore a quello Rai.

Il comportamento del premier diventa sempre più imbarazzante: non si presenta ai processi, si circonda non solo di incapaci, ma dei peggiori faccendieri. Anche la Cei è costretta ad ammonirlo pubblicamente, nonostante gli “aiutini” ricevuti. Solo Ferrara, per amore o per interesse, può dire che la tanto attesa scomunica nei confronti di B. non c’è stata, riferendosi solo ai festini del bunga bunga. Il fedele volpone in onda ormai clandestinamente, visto gli ascolti di Qui Radio Londra, sa bene che il cardinale Bagnasco ha fatto riferimento alla corruzione, all’evasione fiscale, alla manovra, alla sobrietà, alla disciplina e all’onore di chi fa politica “come ricorda la Costituzione”.

Il Fatto Quotidiano, 28 settembre 2011