Gli interventi di Nando Dalla Chiesa sul caso Penati sono “esemplari” (e vedremo avanti il senso di questa parola”) per due motivi:
1. Si spingono lucidamente al fondo della questione. Penati non è una patologia, è una fisiologia. Non richiede indignazione ma politica. Non genericamente da parte dei “politici” ma dalle struttura di base.
2. Non cede, neanche per un attimo, all””indignazione”. Ragiona pacatamente, a voce piana. Quanto di più lontano possibile dalla terza disgrazia d’Italia, il beppegrillismo.

Dico “esemplari” non per lodarlo (non ci si loda fra gente seria) ma proprio perché è un esempio. Noi, qui nel blog e poi nell’antimafia e poi nella sinistra e infine nella società civile, noi siamo lontanissimi da questo esempio. Gridiamo, ci appassioniamo, applaudiamo commossi, campiamo sopra slogan e emozioni – ma non facciamo politica, non al giusto livello.

Ho qui “L’antimafia difficile”, una dozzina di interventi (stampati dal centro Impastato) di militanti antimafiosi del 1989. Che serietà, che freddezza, che assenza totale e volontaria di appelli al sentimento e di grandi parole. Illuminismo militante, non emozioni. Questo s’è perso quasi completamente, magari per motivi “buoni”, ma era importante. Era una cosa utile, e ora ci manca.

Infine. E’ stato con meraviglia (my fault) che ho constatato quest’altissimo livello “professionale” di Nando “politicien”, dopo vent’anni. Possibile che debba restare qui al chiuso, nella nostra scuola? E’ come se a un certo punto Moro si fosse limitato alla formazione della Fuci o Berlinguer a tenere i corsi alle Frattocchie.

Noi abbiamo bisogno di politici, e ne abbiamo bisogno ora. Aggiungerei (ma non lo faccio per non spaventarvi) che abbiamo anche bisogno di un “partito”. Da costruire, certo, e non un partito. Potrei darvi un modello preciso, ma qui non solo vi spaventereste ma mi caccereste a sassate :-). Perciò me ne sto zitto e ve lo trasmetto solo per telepatia. Ma c’intendiamo.

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Quanti voti ci costò il “Consorte facci sognare”, alle elezioni del 2006? Centomila, duecentomila, un milione? Fatto sta che col caso Consorte quelle elezioni, che stavamo vincendo, non le vincemmo più; o meglio, le “vincemmo” con ventimila voti di scarto, con una maggioranza risicatissima, che ci mise nelle mani di Mastella. Il quale, appena volle, fece cascare il governo, nel gennaio 2008. Ma il governo Prodi, tecnicamente, in realtà era già caduto prima di nascere, un momento dopo quella telefonata.

E ora? Quanti voti ci costa il caso Penati? Come li si recupera? Subito, prima delle elezioni?

“Ma non si vota”. E allora? Anche senza votare, nell’equilibrio pesano gli x voti potenzialmente perduti; le trattative hanno più probabilità di trasformarsi in inciuci, e Tremonti (o Montezemolo, o quell’altro banchiere) hanno più probabilità di succedere pacificamente (e omogeneamente) a Berlusconi. E non abbiamo un Prodi.

Tocca a noi, non a D’Alema o Veltroni o agli altri corresponsabili, tappare questo buco.