In epoca non sospetta, circa a metà degli anni Ottanta, sostenevo – peraltro senza che fosse una grande intuizione – che uno dei peggiori disastri che affliggevano il patrio suolo erano le grandi opere, ovviamente pubbliche.

Forse ad ispirarmi erano state le letture di “Piccolo è bello” o quelle relative alla bioregione, ma soprattutto la terribile esperienza che avevo maturato di cosa avessero significato le grandi dighe per la produzione di energia elettrica sull’arco alpino e, meno, sull’arco appenninico. E qui rivolgo la mente certo al disastro del Vajont, ma anche a tutti quei paesi che vennero sommersi in nome dello sviluppo (progresso è un’altra cosa), talvolta senza neppure portar via i morti dai cimiteri. Ma di questo parlerò un’altra volta.

Purtroppo, abbiamo la stramaledetta sfortuna di essere il secondo paese in Europa produttore di cemento dietro la Spagna, e il modo di utilizzare le maggiori quantità di cemento è sicuramente, oltre all’edilizia in generale, proprio la realizzazione di grandi opere. Del resto, se ci fate caso, Confindustria, “onestamente”, quando parla di necessità di realizzazione di grandi opere (soprattutto infrastrutture) non punta tanto l’attenzione su cosa servano, ma sul fatto che movimentino capitali, facciano lavorare imprese. Che servano, poi, è del tutto marginale. Sicuramente peraltro ad una cosa servono, ad erodere terreno fertile.

E grandi opere oggi in Italia continuano ad essere le sempiterne autostrade, con opere connesse (come il famigerato e demenziale Ponte sullo Stretto) e l’alta velocità ferroviaria.

Quanto ad autostrade, fra tutte le regioni la Lombardia di Formigoni può vantare un triste primato: non contenta di ciò che ha, entro il 2020 vuole realizzare la bellezza di 589 chilometri di nuove autostrade, pressoché raddoppiando la lunghezza attuale. Già in costruzione la Brebemi (Brescia – Bergamo – Milano),  la pedemontana lombarda mentre altre sono in progetto, di cui la devastante tangenziale est esterna di Milano, che intaccherebbe l’unica area agricola intatta rimasta vicino a Milano, il Parco Agricolo Sud.

Ma sempre in tema di autostrade un fantasma, anzi un mostro si sta profilando all’orizzonte: si tratta della Orte – Mestre, un’opera che solo una mente malata poteva concepire. La nuova autostrada attraverserebbe ben cinque regioni, avrebbe una lunghezza complessiva di oltre 396 km, ponti e viadotti per 139 km, gallerie naturali per 51 km e gallerie artificiali per 13 km, 20 cavalcavia, 226 sottovia, 83 svincoli, 2 barriere di esazione e 15 aree di servizio.

Ma il piatto più succoso in materia di grandi opere è sicuramente, lo sappiamo, il progetto complessivo dell’alta velocità ferroviaria, la più grande opera pubblica mai concepita in Italia: 1000 chilometri complessivi per 90 miliardi di euro ipotizzati. Già, ipotizzati, perché non si sa come mai in Italia fra preventivo e consuntivo c’è sempre una differenza non da poco. Sarà per questo che i politici le amano così tanto le opere pubbliche?

A tale proposito, nel 2007, Il Sole 24 Ore effettuò un confronto tra il progetto della Torino – Milano con un’analoga linea ferroviaria costruita nello stesso periodo in Francia: la LGV Européenne. Il confronto evidenziò che i costi della linea AV tra Torino e Novara ammontavano a circa 62,4 milioni di euro per chilometro contro i circa 16,6 di quella francese. Cioè circa quattro volte tanto…

Opporsi alle grandi opere non ha solo un senso dal punto di vista della tutela del territorio e dell’ambiente, ma anche dal punto di vista della correttezza e della trasparenza nell’economia. Non è un caso che si parli già di infiltrazioni della malavita nella grande torta dell’Expo di Milano, o nel futuribile Ponte sullo Stretto. Non è un caso che all’inizio della Val di Susa campeggi un’enorme scritta: “TAV = MAFIA”.

E poi, è morale, mi domando, in un momento in cui “grondano sangue” i cuori dei nostri amministratori, continuare a realizzare con soldi pubblici opere che, come già dissi, ci rubano il futuro?

Il fatto è che purtroppo la gente non associa ancora – e chissà quando lo farà – al fatto di realizzare una grande opera pubblica un impoverimento per la collettività. Impegnare i soldi così significa infatti sottrarli a scopi ben più utili, quali scuola e sanità!

Per chi sia interessato all’approfondimento sulle grandi opere, si terrà a Venaus, in Val Susa, dal 26 al 30 agosto un “Forum Tematico contro le Grandi Opere inutili e per un altro futuro possibile”.

Perché i politici sono sempre gli stessi, anzi, forse peggio, ma la gente non vuole più subire come una volta.

Foto di Claudio Giorno – clicca qui per ingrandire