“Bello è il brutto, brutto è il bello: voliamo nell’aria sozza”. Cantavano così le streghe del Macbeth. Cantavano così le comprimarie di una delle più belle opere di William Shakespeare. E le streghe tante, troppe volte hanno volato attorno alla storia della Strage di Bologna. Anzi, troppe volte negli anni difficili del terrorismo hanno volato attorno alla nostra città. Martedì saranno trentuno anni da quel giorno, caldo, di agosto in cui la mano assassina dello stragismo fascista colpì ancora una volta la nostra città.

No. Non lo fece perché Bologna è un importante nodo ferroviario.

No, non lo fecero scegliendo a caso l’obiettivo sulla cartina geografica dell’Italia.

Io lo so perché loro come gli altri scelsero Bologna. Noi lo sappiamo perché la nostra città ha pagato un tributo in termini di morti sotto la becera mano del terrorismo che non ha eguali nell’Europa occidentale del secondo dopoguerra.

Noi sappiamo perché i bolognesi hanno sofferto più degli altri degli aspetti deteriori della Guerra Fredda.

Scelsero Bologna, fecero pagare i bolognesi perché la nostra città era ed è crocevia di progresso, democrazia, integrazione, sviluppo.

Lo hanno detto le carte della commissione Gualtieri, lo hanno detto le sentenze di molti processi. Noi e voi lo abbiamo sempre saputo: il terrorismo serviva a bloccare lo sviluppo democratico, il frutto del fermento degli anni Sessanta e Settanta.

Lo ha detto perfino un “destro a stelle e strisce” come Edward Luttwak. Lo ha lasciato intendere nelle sue memorie quel “gran manovratore d’Oltreoceano” che risponde al nome di Henry Kissinger.

Noi la storia la sappiamo. Ma non ci basta: vogliamo la verità. Vogliamo giustizia. Lo chiede Bologna. Lo chiedono i morti. Lo esigono i vivi che ancora una volta, il 2 agosto, ripercorreranno quel gran pellegrinaggio laico che da Palazzo d’Accursio porta alla Stazione, al luogo dove tutto ebbe inizio. La strage, la morte, le bugie di chi cercava di camuffare in diretta tv un attentato per uno scoppio di una caldaia. Dove ebbe inizio la generosità e l’orgoglio dei bolognesi, dei tranvieri che facevano i barellieri, dei bus (e chi si dimentica del 37?) trasformati in ambulanze.

Saremo tutti di nuovo lì a chiedere verità e giustizia, e a sognare che il profumo delle gerbere bianche, simbolo di questo giorno, resti chiaro in città tutto l’anno. E serva da monito a tutti. Il Governo non ci sarà.