Loro al “partito degli onesti” vagheggiato dal neo-segretario Alfano sembrano crederci poco. O quantomeno poco credono alla possibilità che il Pdl possa ripulirsi dal marciume attraverso un processo indolore, senza strappi traumatici. I giovani del Pdl siciliano stanno diventando una vera e propria spina nel fianco per un movimento finora di stretta osservanza berlusconiana, in cui nessuno aveva osato staccarsi dalla linea del partito. Da un anno a questa parte invece i dirigenti dell’organizzazione giovanile palermitana hanno preso ad attaccare con fermezza le debolezze e le indecisioni del partito nazionale.

Il primo tabù ad essere infranto è stata la richiesta di espulsione dal partito per Marcello Dell’Utri, fedelissimo del premier e fino ad allora considerato intoccabile per chiunque avesse voluto avere ruoli dirigenziali all’interno del partito. “La sentenza sul senatore, anche se non definitiva, resta gravissima per un uomo impegnato in politica”, spiegava subito dopo la condanna in appello il presidente siciliano della Giovane Italia, Mauro La Mantia. Che poi aggiungeva: “Mangano eroe? L’unico vero eroe per il partito e per tutti i siciliani rimane Paolo Borsellino”.

Da lì in poi è stato un crescendo. Fino alla scorsa settimana, quando i ragazzi della giovanile pidiellina hanno tappezzato i quartieri di Palermo con lenzuoli anti-mafia: “Siamo indagati e condannati, vogliamo fare i deputati”, lo slogan più quotato. Frasi durissime, degne dei dipietristi più barricaderi, portate fin sotto alla sede del Parlamento siciliano, dove su 90 deputati regionali 27 hanno ricevuto almeno un avviso di garanzia. “È arrivato il momento di dire basta e di gridare ad altissima voce che vogliamo un Parlamento pulito e partiti che abbiano il coraggio di guardarsi dentro e fare pulizia al loro interno”, tuonava sempre La Mantia con toni para-grillini.

Una vera e propria rivolta, tanto che i vertici nazionali del movimento sono dovuti correre ai ripari. Giorgia Meloni e Annagrazia Calabria, rispettivamente presidente e coordinatore nazionale della Giovane Italia, hanno dovuto diramare in fretta e furia un comunicato in cui cercavano di dirottare il bersaglio della protesta sulla “giunta Lombardo che – si legge nella nota – vive solo ed esclusivamente di trasformismo, grazie al continuo passaggio di deputati regionali da una parte all’altra dello schieramento”, cosa peraltro inimmaginabile dalle parti di Montecitorio.

L’ennesima dimostrazione di dissenso potrebbe arrivare martedì prossimo, quando nel capoluogo siciliano i ragazzi della Giovane Italia celebreranno l’anniversario della strage di via D’Amelio con la fiaccolata tradizionale. Potrebbero esserci nuovi attacchi al governo, soprattutto contro il ministro Romano appena rinviato a giudizio per concorso esterno in associazione mafiosa. L’ever-green berlusconiano del “perseguitato”, rispolverato di recente dal ministro dell’Agricoltura, non se lo bevono più.