Ci eravamo divertiti qualche mese fa ad analizzare come la politica si è messa d’accordo e come ha stabilito di erogare all’editoria i soldi dei cittadini, in base alla normativa vigente. Avevamo analizzato, tabelle alla mano, i contributi diretti percepiti dai quotidiani editi da cooperative di giornalisti, altre cooperative, fondazioni ed enti morali, e quelli percepiti da testate di partito: avevamo così scoperto che c’è una sperequazione tra le somme percepite dalle testate che realmente vendono e quelle che semplicemente prendono i soldi per diffondere, a spese del contribuente (non dell’acquirente che liberamente sceglie!) il loro messaggio.

Vogliamo completare la nostra analisi andando a vedere cosa succede di quei contributi pubblici diretti erogati a periodici appartenenti a categorie che non si prefiggono uno scopo di lucro (art. 3, comma 3, legge 250/1990). Sul totale dei contributi pubblici diretti erogati per l’anno 2008, i periodici che non hanno scopo di lucro pesano per un 5,5%. Sui 167 milioni distribuiti per tale anno, la fetta mangiata da questo tipo di informazione (sic!) è pari a 9.261.629 euro (tabella 1).

E’ quasi inevitabile soffermarsi sul secondo valore della suddetta tabella. 5,500 milioni di euro sono davvero tanti! E come fanno le testate cattoliche ad essere così brave da meritare tanto di più di quelle laiche? Ci chiediamo subito cosa significhi “informazione cattolica” (tabella 2). Possiamo solo immaginare, non essendo entrati nel merito delle testate, che i contenuti siano principalmente relativi a fatti interni all’organizzazione e alle direttive della Chiesa cattolica. Non ci resta che essere pieni di ammirazione ed invidia per la capacità di penetrazione sul territorio nazionale che la Chiesa, con la sua vasta e millenaria rete di strutture grandi e piccole, dissemina il suo verbo in modo capillare. Non c’è luogo che possa sottrarsi alla sua informazione!

Analizzando il settore “Diocesi” è interessante notare che delle 50 testate che beneficiano dei contributi pubblici diretti, ben 39 (il 78%) appartengono all’Italia settentrionale, 10 (il 20%) all’Italia centrale e solo una (il 2%) all’Italia meridionale/insulare. Questo dato, per noi sorprendente, si può spiegare solo con la tradizione e la cultura?

Sfogliando l’elenco delle testate di informazione cattolica, troviamo non solo periodici prestigiosi e diffusi a livello nazionale, come Famiglia Cristiana (312mila euro di contributi) e il Giornalino (306mila euro di contributi), entrambi della casa editrice Periodici San Paolo, ma soprattutto una pletora di piccoli giornali a diffusione locale che percepiscono contributi oscillanti dai 10mila Euro ai 100mila euro.

Chissà, se in momenti di “tagli” come questi che sta effettuando il Governo, non sia il caso di rivedere certe spese, forse eccessive, destinate a soddisfare solo una piccola parte dei cittadini.

Con la collaborazione di Marinella Ferrarotto