L’affermazione di Giuliano Pisapia a Milano e di Luigi de Magistris a Napoli rende come oggi solo una sinistra che pratichi una linea effettivamente alternativa possa rappresentare la via d’uscita al vicolo cieco del berlusconismo che sta uccidendo il nostro Paese.

Entrambi si sono infatti caratterizzati fin dall’inizio con un’identità fortemente di sinistra, non settaria, beninteso, ma al contrario aperta alle istanze sociali più avanzate su di un’ampia serie di questioni. Se il primo è transitato con successo all’interno delle primarie dell’opposizione, rappresentando il giusto punto di riferimento per ripartire a costruire una vincente identità di opposizione nella culla stessa del berlusconismo, assestando a quest’ultimo un colpo da cui non si riprenderà tanto facilmente, il secondo, esordendo come outsider in una situazione fortemente degradata anche dai fallimenti del centrosinistra, ha dato voce alle forze sane che vogliono effettivamente rinnovare la città e farla finita con il sistema camorristico.

Due storie in parte diverse, ma simili per la forza e genuinità degli ideali che li animano e per una formazione, che hanno in comune, di giuristi fortemente sensibili alle esigenze dello Stato di diritto e ai valori della Costituzione repubblicana che l’abominevole Bunga Bunga tenta da anni di affossare.

Siamo oggi in Italia e in Europa a un passaggio cruciale. Come le elezioni locali della Spagna ci dimostrano, non è più possibile incantare gli elettori con una fraseologia più o meno progressista, se poi si perseguono, come ha fatto Zapatero, politiche antipopolari. O si riesce a dare soluzione ai problemi del precariato e della disoccupazione che rendono oggi insopportabile la vita di milioni di nostri concittadini italiani ed europei, o ci avvieremo in modo irrimediabile verso la fine di ogni coesione e norma sociale.

In tutto il mondo, in questi anni, per effetto delle politiche di globalizzazione liberista, gestite e dirette dal capitale finanziario, la quota di reddito del lavoro si è notevolmente ridotta e la disoccupazione dilaga. Il capitale finanziario, responsabile della crisi in atto, non ha visto per nulla erosa la sua posizione dominante e anzi ne ha saputo trarre ulteriori vantaggi. Mentre interi sistemi pubblici, come quello greco, sono oggi oggetto di un tentativo di liquidazione, i manager e le banche vedono in tutto il mondo assicurati ed anzi incrementati i loro guadagni. In Italia questi guasti di carattere generale si aggiungono a quelli del berlusconismo, che rappresenta la peculiare forma italica del neoliberismo. I recenti rapporti dell’Istat dipingono un Paese alla deriva economica e sociale, mentre parallelamente si aggrava il degrado ambientale ed avide lobby di affaristi e magliari, spesso collegati alla criminalità mafiosa o camorristica, vorrebbero trarre profitto dalle spiagge, dall’acqua, dal rilancio del nucleare e da ogni altra cosa.

Liberarsi di Berlusconi è oggi possibile e necessario. Ma solo delineando una via d’uscita di sinistra all’attuale crisi di sistema. Per questo è urgente che le forze della sinistra italiana (Fds, Idv, Sel), adottino una posizione comune, si aprano ai movimenti e al mondo dell’associazionismo, elaborino un programma comune a partire da scadenze fondamentali come i referendum del 12 e 13 giugno e varino una posizione comune sulla necessaria riforma elettorale e una lista elettorale unitaria, in modo tale da condizionare il Partito democratico e da costringerlo a un’alleanza sulla quale potrebbero convergere, a seconda dei temi, anche forze ulteriori. Bisogna costruire in tempi rapidi un blocco sociale, prima ancora che politico, che comprenda le forze del lavoro, i settori popolari oggi in preda alla povertà, i ceti medi riflessivi e gli imprenditori onesti. Le norme della Costituzione repubblicana offrono al riguardo un orientamento insostituibile su molte questioni, dalla ripartizione del carico fiscale, al rispetto della pace, a quello dei diritti del lavoro e della necessaria regolamentazione delle attività imprenditoriali. Ma occorre prendere sul serio anche le norme internazionali sui diritti umani, a partire dai fondamentali Patti del 1966 sui diritti civili e politici e su quelli culturali, economici e sociali.

Giustizia e legalità, solidarietà e uguaglianza sono i valori fondanti della sinistra, che va rinnovata a fondo per risanare le numerose commistioni con la casta e i suoi delitti. Solo facendo ricorso a questi valori si può uscire dall’attuale crisi mondiale che si declina in vari aspetti (finanziario, economico, energetico, ambientale, alimentare). Con gentilezza e con determinazione si può vincere, promuovendo il fondamentale valore del rispetto della legalità costituzionale e internazionale, cui siamo particolarmente affezionati come giuristi democratici.