E’ finita, e questo è l’unico motivo di soddisfazione per i cittadini italiani inondati da settimane ed affogati negli ultimi giorni da una marea di propaganda senza ritegno contro nemici immaginari e di comodo da ricercarsi in primo luogo nelle istituzioni: i magistrati, la Corte Costituzionale, il presidente della Repubblica.

Poi a cascata è toccata agli avversari politici del presidente del Consiglio, in primis Giuliano Pisapia che ha la sventura di essere il suo antagonista più che della Moratti, perfetta controfigura pseudomoderata, nella guerra che Berlusconi ha scatenato non a caso su Milano. Nella città dove è capolista e dove si gioca la partita nazionale, eletta a passerella mediatica dell’offensiva giudiziaria a causa e grazie all’opportunità della sua sfilata con comizio dei lunedì a palazzo di giustizia, nel covo dei magistrati brigatisti.

E tutto lascia pensare che, dopo le irruzioni a tappeto nelle sue reti, nei Tg nazionali, e nel Tg1 in particolare, nelle più impensabili emittenti locali, come Radio Kiss Kiss dove ha rassicurato i condannati per abusivismo che secondo calcoli approssimativi potrebbero regalargli decine di migliaia di voti a Napoli, Berlusconi secondo una prassi consolidata e alla faccia del silenzio elettorale non si lascerà sfuggire le opportunità dello scudetto del Milan e della tribuna da imputato nel processo Mills lunedì prossimo, a urne ancora aperte.

Se ce ne fosse stato ancora bisogno, questa cosiddetta campagna elettorale ha ribadito che sono saltate tutte le regole di una competizione vagamente civile ed equilibrata, nonché i finti argini a cui la sinistra si è aggrappata come una naufraga perenne e consenziente in questi ultimi quindici anni. Primo fra tutti, la par condicio che è stata miserevolmente travolta lasciando  scoperto il buco immane del conflitto di interessi e dell’assoluta mancanza di una normativa anti-trust sul fronte dell’informazione televisiva, motore della propaganda governativa.

In questa campagna fuori misura, in termini di abuso e di delegittimazione di soggetti istituzionali del tutto estranei all’agone politico come, in primo luogo, i magistrati, al di là dell’apparente assurdità degli epiteti e delle accuse di eversione, tutto è stato minuziosamente pianificato: dai manifesti della vergogna, alla rivendicazione di Lassini; dalla finta scomunica del suo candidato da parte della Moratti all’autoassoluzione dell’interessato che, sostenuto da Berlusconi, ha puntualmente dichiarato Se sarò eletto non mi dimetterò e ha aggiunto laconico “Il reato di vilipendio andrebbe eliminato dal codice”.

E a ben vedere questa martellante e solo apparentemente delirante offensiva, oltre allo scopo di mobilitare con qualsiasi mezzo i suoi pasdaran e di portarli al voto contro l’oppressione giudiziaria, può includerne un altro non meno cruciale, come ha suggerito Fabio Granata in un’intervista al Riformista: “Gli attacchi ai Pm” possono essere “un segnale ai mafiosi” e  portare l’attenzione sulle accuse inesistenti della Moratti a Pisapia può aiutare  “a mascherare lo stato di illegalità diffusa che sta caratterizzando la campagna elettorale del Pdl su gran parte del territorio nazionale”. La chiusura della campagna elettorale a Napoli, dove sono noti i criteri di selezione dei candidati, all’insegna del trionfo dell’abusivismo e dell’abbattimento delle imposte sui rifiuti sembra la conferma di un metodico sterminio della legalità che non può non rallegrare mafia e camorra.

L’oscenità complessiva di questa campagna contro le istituzioni, prima che contro gli avversari politici di cui va smascherato il passato (risalente a quaranta anni fa) e non importa se con delle menzogne totali, condotta con il noto abuso di mezzi e uomini alle sue dipendenze, avrà convinto una volta per tutte “l’opposizione” della inconciliabilità del sistema berlusconiano con i più elementari principi della democrazia?

Due giorni fa Barbara Spinelli dalle pagine di Repubblica si rivolgeva accorata a Mattia Calise del Movimento a 5 stelle e a Manfredo Palmieri, gli altri due candidati a sindaco di Milano, soprattutto in vista del ballottaggio: “In quell’intervallo avranno nelle mani una carta principe: se vorranno far qualcosa di utile per l’Italia, se smetteranno di mettere sullo stesso piano il regime al governo e l’opposizione, dimostreranno di aver capito l’essenziale, e cioè l’anomalia di Berlusconi”.

Non si può che condividere ed invitare in particolare milanesi e napoletani, sono queste le due città che fanno veramente la differenza, ad andare a votare e a non rifugiarsi nell’astensionismo nemmeno per i ballottaggi. Però sinceramente ci piacerebbe che dimostrasse di aver capito finalmente “l’essenziale, e cioè l’anomalia di Berlusconi” nei fatti e una volta per tutte, anche il principale partito dell’opposizione.