“Ha tutte le carte in regola per guidare il centrodestra. Spieghiamo perché: punto primo, la carta d’indentità. Nata nel 1966, ha la maturità necessaria per comandare e al contempo la propulsione non indifferente della gioventù, garantirebbe un ricambio generazionale di cui questo Paese probabilmente sente il bisogno. Punto secondo, è un’imprenditrice di successo e del resto ha avuto un ottimo maestro, senza contare l’influenza positiva del Dna… Signori, qui c’è un imprenditore giovane, alieno alle sofisticherie della politica professionale, fresco e deciso, liberale, entusiasta e battagliero. Si chiama Berlusconi. Il 1994 è di nuovo fra noi, più forte di prima”. Così il quotidiano “Libero” pochi giorni fa ha espresso la sua preferenza sulla successione alla leadership del Paese. Altro che Tremonti e Alfano. D’altronde, chi meglio di Marina Berlusconi può rassicurare il premier e garantirgli la continuità se non una sua diretta e devota discendente?

“Non scherziamo” ha tenuto a precisare al Corriere la più rampante di casa Berlusconi. “Ad entrare in politica non ho mai neppure pensato, non sarebbe un ruolo per me, mi piace il mio lavoro e il mio posto è nel gruppo Fininvest. E poi, ovviamente, la leadership politica non si trasmette per via ereditaria o per investitura, ciascuno se la deve costruire da sé e conquistare sul campo”. In realtà, come ha spiegato Libero la conquista sul campo è iniziata da tempo. Presidente di Fininvest e del gruppo Arnoldo Mondadori Editore, membro dei consigli di amministrazione di Mediolanum, Medusa Film, Mediaset e dal primo novembre 2008 anche di Mediobanca. Secondo la rivista Forbes, classifica 2010, è la donna italiana più potente (48º posto nel mondo). Nessun’altra italiana è posizionata in classifica.

Recentemente poi, seguendo impeccabilmente le orme del padre è entrata a testa bassa anche nel dibattito politico. Prima la polemica con Roberto Saviano per aver dedicato la sua laurea honoris in Giurisprudenza ai pm. Poi l’intervista al Corriere: “L’opposizione ha rinunciato a svolgere il suo ruolo e spera soltanto nei plotoni di esecuzione mediatici e giudiziari, che tengono nel mirino anche le nostre aziende”. “Pm, giornalisti e teatranti hanno costruito solide carriere sulla caccia al Caimano”. “Repubblica è la vera Formula 1 del fango”. “Lo scandalo Ruby non esiste. Il vero scandalo è l’inchiesta Ruby. Un’inchiesta farsa”.
Lo stesso direttore di Libero, Vittorio Feltri intervistato da Luca Telese sul Fatto vede di buon occhio la primogenita: “è tostissima”.

Fantapolitica? Forse. Ma prima del 1994 nessuno avrebbe pensato che un imprenditore, proprietario di società di assicurazione, di colossi dell’editoria, industrie televisive e cinematografiche, imprese turistiche, società sportive… poteva diventare presidente del Consiglio e per 17 anni favorire da capo del governo i suoi interessi, estinguendo i suoi debiti e accrescendo il capitale. Perché non potrebbe succedere di nuovo?

Qualcuno capirà che la priorità delle priorità in questo Paese è approvare immediatamente una legge sul conflitto di interessi che impedisca a un proprietario di imprese di assumere cariche pubbliche? Prima che, di nuovo, sia troppo tardi…